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SANTUARIO DI SANTA MARIA DI ANGLONA Il Santuario Santa Maria di Anglona, monumento nazionale dal 1931, tra i più importanti della Basilicata. E' il luogo di culto più significativo della Diocesi di Tursi-Lagonegro. Negli itinera ri turistici, culturali e religiosi, è meta di visitatori di ogni parte del mondo. La Chiesa è stata elevata a Pontificia Basilica Minore dal Santo Padre Giovanni Paolo II, il 17 Maggio 1999 a ricordo del Sinodo dei Vescovi. Il monumento è situato sul pianoro della collina ove fiorirono Pandosia ed Anglona, nel territorio di Tursi. Dal colle a 263 metri sul livello mare, da cui dista 13 km, domina un suggestivo paesaggio che si sviluppa fra lo Ionio e il Pollino.
LA STORIAIl Santuario, con l'annesso episcopio, è tutto ciò che resta dell'antica città di Anglona, è in posizione predominante l'intero territorio della Siritide che, compreso tra Sibari e Metapondo si estende e tra il fiume Sinni (anticamente Siris) e il fiume Agri (anticamente Akiris o Aciris o Acheronte). E' impossibile parlare del Santuario prescindendo dalle antiche città della Siritide e in particolare di Pandosia e di Anglona. Gli scavi archeologici eseguiti in Basilicata e in particolare fra Anglona e Policoro hanno accertato l'esistenza di insediamenti umani compresi tra il 3000 a.c. e l'VIII secolo. Gli abitatori di queste zone sono denominati Entri. Quelli tra il fiume Agri, il fiume Sinni, Tursi e Policoro, vengono detti Coni. Siris, Metaponto ed Heraclea sorsero ad opera dei Greci che nel sec. VIII a.c. giunsero nella zona costiera Ionica, provenienti dalle Isole Greche e dall'Asia minore. Pandosia, la più antica città pagana della Siritide, secondo Stradone, fu fondata dall'antica tribù degli Entri prima dell'anno 1000 a.c. tra l'Agri e il Sinni.Fu una città molto ricca e importante sia per la fertilità del terreno che per la sua posizione strategica. Presso Pandosia, nel fiume Agri, durante la battaglia contro i Lucani, nel 326 a.c., fu ucciso Alessandro il Molosso, re degli Epiroti e zio di Alessandro Magno. Inoltre la zona fu campo di battaglia della guerra di Pirro contro i Romani nel 281 a.c.. Il re dell'Epiro, accampatosi tra Heraclea e Pandosia, spaventò ed attaccò i soldati Romani utilizzando un gran numero di elefanti. Questa zona fu anche teatro delle operazioni
di Annibale nel corso della seconda guerra punica contro i Romani, nel
214 a.c..Anglona, si presume, sorse sulle rovine di Pandosia, poco prima dell'era cristiana, anche se le notizie sono incerte e confuse, e fu una cittadina assai fiorente. I Visigoti di Alarico nel 410 d.c. saccheggiarono Anglona e successivamente si insediarono nelle parti interne della zona costruendo, nel punto più elevato, un castello di dominio e di difesa intorno al quale sorse la Rabatana e quindi Tursi. Ormai semidistrutta dai Goti, Anglona si spopolò lentamente, soprattutto ad opera di Saraceni e Bizantini che favorirono la nascita di Tursi. Infine, nel 1400, ai tempi della Regina Giovanna I, una centuria facinorosa di soldati la incendiò distruggendola completamente e risparmiò soltanto la Cattedrale. La città di Anglona è stata Cattedra Vescovile fin dai tempi Apostolici e, secondo la tradizione, ricevette l'annuncio cristiano direttamente dall'Apostolo Pietro nei primordi della cristianità.Il primo Vescovo di Anglona di cui si hanno notizie in un documento del 1050 fu Michele, di rito greco. In un altro documento di donazione autentico, del 1077, si legge il nome di un Vescovo Simone. Fino al 968 il Vescovo risiedeva ad Anglona mentre, dal 968 al 1546 il Vescovo fu sempre a Tursi anche se nei numerosi documenti si menziona a volte Anglona, a volte Tursi, generando grande confusione. Un grande evento segnò la storia di Anglona allorché il 20 Novembre 1092 la cattedrale accolse la visita di papa Urbano II, il papa delle crociate. Nel 1543, papa Paolo III istituì la diocesi di Anglona-Tursi, unendo le due Città, e successivamente nel 1546, lo stesso papa con bolla pontificia assegnò definitivamente la Cattedra a Tursi, sede della nuova diocesi di Anglona-Tursi. Nel 1991, l'Università di Basilicata ha organizzato un convegno internazionale di studi sul monumento di Santa Maria di Anglona. Il Magnifico Rettore
Fonseca ha curato i lavori del convegno che si è tenuto a Potenza,
ad Anglona e a Tursi nei giorni 13-15 Giugno 1991. Gli atti del convegno sono stati pubblicati il 1997 a cura di Cosimo Damiano Fonseca e Valentino Pace. Il Santuario di Santa Maria di Anglona rappresenta per Tursi ed i paesi limitrofi, un punto di riferimento storico-culturale-religioso, simbolo di fede e Cristianità dell'intera Diocesi di Tursi-Lagonegro. Tra coloro che hanno scritto su Anglona, ricordiamo i Tursitani: · Antonio Nigro, 'Memoria topografica istorica sulla citta di TURSI e sull'antica città Pandosia di Eraclea oggi Anglona', 1851; · Rocco Bruno, 'Anglona: una Città, un Vescovado, un Santuario', 1984; · Salvatore Di Gregorio, 'Anglona e Tursi,' 1999; · Di Gregorio-Lauria-Rabite-Sarubbi, 'Anglona, Spiritualità Arte Cultura,' 2001; · Rocco Campese, 'Anglona, dal mistero del nome alla misteriosa presenza della sua Regina', 2001. L'ARCHITETTURA Il solitario colle, che conserva ancora il nome di Anglona, è situato a metà strada tra Tursi e Policoro e vi si giunge, provenienti da Tursi, attraverso il tipico e desolato paesaggio dei calanchi mentre,attraverso la florida campagna di Panevino se si proviene da Policoro. Sul pianoro, di circa 30.000 metri quadrati, oltre alla Chiesa, si erge il modesto edificio dell'episcopio e nelle vicinanze si possono ammirare i resti di una struttura a volte, sicuramente locali di accoglienza dei pellegrini, di età medioevale. ![]() Tra gli anni 60-70 del secolo scorso,
durante i lavori di restauro, sono stati eliminati nove piccoli vani medioevali
con archi in mattoni, sicuramente posti di vendita e di ristoro, ed altri
corpi di fabbrica che erano stati creati nella prima metà del secolo
scorso.Fino agli anni cinquanta del Novecento il colle era frequentato da contadini, pastori e gente del luogo che utilizzavano i vari locali per alloggi, per rifugi, per depositi e persino per stalle. Il luogo era gremito di gente soltanto nei giorni di festa. Dalla seconda metà del novecento, dopo gli scavi archeologici nella zona e le attenzioni della soprintendenza alle belle arti, il flusso di pellegrini, studiosi e visitatori è costante e notevolmente aumentato. L'attuale struttura della Cattedrale di Anglona, vienedatata tra il sec.XI ed il sec.XII e costituisce l'ampliamento di una prima chiesetta, risalente al VII-VIII sec., che corrisponde all'odierna cappella oratorio. La costruzione, in tufo e travertino, presenta elementi architettonici di notevoleimportanza quali il campanile, l'abside, il portale romanico.L'esterno absidale è la parte più cromatica e più bella di tutto il monumento, si ammirano ornamenti ad intagli, lesene, archetti pensili, mensole ed un finestrone centrale adornato di colonnine. Sulle pareti esterne numerose formelle con figure di animali a rilievo di ignota provenienza, murate senza alcun criterio, creano un bell'effetto cromatico. Anche il tetto a più falde e l'armonia dei volumi, conferiscono al complesso un aspetto piacevole e imponente. Il prospetto è arricchito da un nartece a profondo varco in mattoni e tufi, con aperture laterali, costituito da volta a crociera sorretta da costoloni diagonali e impostata su pilastri. Il portale è un'arcata a tutto sesto arricchita da intagli e rilievi. L'archivolto interno è lavorato con motivi a zig-zag mentre l'archivolto esterno che spicca su due colonnine angolari in pietra, è ornato da motivi che riproducono teste umane e di animali scolpite nella pietra con disposizione a raggiera. Sul
frontale del portale si trovano formelle di tufo calcareo con bassorilievi
che raffigurano l'agnello, i simboli dei quattro evangelisti (il leone,
Marco; il bue, Luca; l'aquila, Giovanni; l'angelo, Matteo) ed altre figure
simboliche. Sulla sinistra della facciata spicca il campanile di stile romanico, quadrangolare, poco slanciato, con quattro bifore a doppie colonnine, coronato in sommità da archetti. Osservando il lato destro esterno
e le strutture interne della chiesa si possono notare i segni evidenti
di un'altra torre campanaria, mai ultimata o forse crollata.La chiesa è a croce latina con navata centrale e navatelle laterali più basse, spartite da un doppio ordine di cinque arcate con pilastri ove si impostano archi a tutto sesto sul lato destro, ed archi ogivali sul lato sinistro. L'anomalia delle arcateè dovuta quasi certamente al crollo del lato sinistro della chiesa a causa di evento calamitoso. Entrando, a sinistra si sale sul campanile, a destra per un valico sotto quello che doveva essere la seconda torre campanaria non eretta si accede alla sacrestia. Nel passato il Santuario è stato tormentato da improprie ristrutturazioni e corpi aggiunti che alteravano l'aspetto dell'edificio. I diversi interventi di restauro della sovrintendenza alle belle arti di Basilicata hanno riportato il monumento alla sua configurazione originale. In origine la chiesa era ricca di pregevoli affreschi raffiguranti storie del vecchio e nuovo testamento e figure di Santi. Nel tempo, gli interventi dell'uomo hanno deturpato e in parte distrutto gli affreschi delle pareti. I recenti restauri hanno fatto rinvenire colore e splendore agli affreschi non ancora perduti. Sulla parete destra della navata centrale sono ancora ben visibili scene del vecchio testamento. ![]() La parete sinistra, rifatta probabilmente a seguito di un crollo per evento naturale, è invece nuda ma doveva raffigurare scene del nuovo testamento. Oggi sulle pareti si possono ammirare il martirio di S. Simone, la Torre di Babele, la creazione con Adamo ed Eva, l'uccisione di Abele ed altre scene bibliche. Sui pilastri sono dipinte le figure di S. Lucia, S. Leonardo, S. Vito Martire, S. Rocco, S. Giovanni Battista. Il tetto è stato rifatto negli anni 60 del secolo scorso. Il presbiterio, ottenuto sfondando gli absidi della primitiva conformazione della chiesa, presenta un finestrone volto ad oriente secondo i canoni iconografici e al centro il rifacimento moderno dell'altarecon pietre antiche del posto. Dal transetto destro si accede ad una cappelletta-oratorio con abside, coperta da una volta di mattoni a tutto sesto, la cui esistenza si ritiene anteriore a tutto il resto del tempio. Osservando i piccoli absidi delle navatelle, il ciclo pittorico murale, le imposte delle arcate, si desume chiaramente che la Cattedrale terminava sul limite delle navatelle. Anche la facciata un tempo doveva essere arretrata al filo interno delle torri campanarie e vi si accedeva attraverso un piccolo atrio con unico portale di ingresso: successivamente è stata riportata a filo esterno delle torri campanarie ed è stato creato all'esterno il bellissimo nartece. Gli ampliamenti dell'abside, con il profondo coro e il transetto, risalgono al XIII secolo e certamente sono opera di Melchiorre da Montalbano che fu chierico di Anglona, il rifacimento dell'ala sinistra e la ricostruzione dell'episcopio risalgono al XV secolo.
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