

















|

LA CATTEDRALE DELLA DIOCESI DI TURSI-LAGONEGRO
La Chiesa Cattedrale di Tursi, dedicata all'Annunziata è stata eretta nel XV sec. ampliando una chiesetta preesistente che costituisce l'attuale sacrestia. Nel 1546Anglona-Tursi perché più comoda e dignitosa della Chiesa di S. Michele ove la Cattedra era rimasta per tutto il 1545. fu elevata a Cattedrale della diocesi di La Cattedrale fu ampliata nella seconda metà del '600 da Mons. Sabatino e poi da Mons. Quarti. A seguito della riforma delle diocesi, nel 1976, cambiò la denominazione in diocesi di "Tursi-Lagonegro".
La Chiesa, dedicata all'Annunziata, è un imponente monumento a croce latina con sacrestia e casa canonica. E' strutturata in muratura portante e colonne con archi a tutto sesto. Sui colonnati arcuati della navata si impostano le volte a crociera delle navatelle. La notte tra l'otto e il nove e la notte, tra il dieci e l'undici Novembre 1988, la Cattedrale è stata distrutta da un grave incendio.
Il tetto, completamente ricostruito, è costituito da capriate di ferro e tegole. Il controsoffitto, completamente rifatto, è in tavolato decorato a mano e copre la navata centrale e il transetto.
Le nuove decorazioni, ricordano quelle distrutte dall'incendio e riportano i medaglioni raffiguranti l'Annunciazione al centro della navata mentre nel transetto l'Assunzione e la Beata Vergine Maria Le originali decorazioni erano opera di Delphino del 1700, volute dal Vescovo Matteo Cosentino in ricordo del Sinodo Diocesano del 1670. Nel transetto vi erano altri due medaglioni rappresentanti l'Assunzione e l'Incoronazione (opere rifatte all'inizio del '900 dopo un parziale crollo del tetto).
Nelle navatelle si trovano le acquasantiere e i confessionali scampati all'incendio, restaurati. Il lato destro del transetto comunica con la sacrestia e la canonica. Sulla parete di fondo si trova l'altare dedicato alla Madonna di Anglona sormontata da una nicchia con la statua della Vergine. Sotto un'arcata si trova il fonte battesimale, realizzato da Giovanni Battista da Tursi il 1754) e due bassorilievi di pietra raffiguranti l'Annunciazione , di uno scultore di Noepoli del1519. Prima dell'incendio il fonte e i bassorilievi erano ubicati all'inizio della navata.
Sul lato sinistro del transetto si trova l'altare dedicato all'Annunciazione sormontata dal nuovo altorilievo raffigurante l'Annunciazione, opera realizzata in cartapesta dall'artista Solidea Quercia di San Donacì (BR), l'originale risaliva al 1600. Gli altari del transetto erano chiusi da una balaustra in ferro battuto. Tutti gli stucchi, cornici, puttini e decorazioni delle pareti e delle colonne della navata centrale, transetti e presbiterio furono opera del maestro Gennaro Lanzetta da S. Severino su commissione di Mons. Quarti. Le nuove decorazioni delle pareti sono state realizzate con la tecnica della riproposizione delle patine con utilizzo di scialbate di calce colorata e patina protettiva finale sono del restauratore Franco Santeramo. I quadri della Via Crucis sono realizzati in pittura acrilica su tavola dal pittore Bruno Mengarelli. Esprimono la dignità e la sofferenza del Personaggio principale, Gesù, raffigurato sempre in primo piano e contornato dagli altri personaggi della via dolorosa: Maria, le pie donne, la Veronica, il Cireneo, che gli fanno compagnia e corona.
I dodici ovali, su tela e su affresco, posti nella parte alta della navata centrale, transetti e presbiterio raffigurano i profeti e i Santi, realizzati dal pittore Salvatore Denati da Roccella su ordine di Mons. Quarti. I nove ovali su tela sono scampati all'incendio perché erano in sede di restauro. Le lunette presso le navatelle, opera del pittore Sebastiano Paradiso di Corleto Perticara, PZ, risalgono agli anni '60. Parzialmente distrutti dall'incendio sono in fase di restauro.
Due grandi archi trionfali collegano la navata al presbiterio e coronano i due tronchi del transetto. La sacrestia è chiusa da una volta di mattoni a padiglione di pregevole fattura, del XV sec d. C .. Sul soffitto si poteva ammirare il martirio di S. Matteo, pittura attribuita a Matteo De Matteis, del XVIII; presso un inginocchiatoio di legno si trovava una piccola scultura lignea della crocifissione pure del XVIII sec.; sugli nuovi arredi sono esposti i quadri raffiguranti i recenti vescovi della diocesi di Anglona-Tursi e di Tursi-Lagonegro, con i relativi nomi; in fondo un altare dedicato a S. Oronzio.
Il presbiterio è rialzato di tre gradini rispetto alla navata, per limitare l'area liturgica del Vescovo e dei sacerdoti. Era arredato con massicci scanni in legno intarsiato del 1603 che costituivano il coro. Gli scanni del coro, gli arredi della sacrestia, il tamburo d'ingresso, sono stati rifatti in legno dì noce massiccio lamellare dalla Templum Artis di Venticano (AV). Al centro del presbiterio è situato l'altare centrale di marmo bianco, sul lato sinistro l'ambone pure di marmo e a destra le sedie dei celebranti in legno. Durante i lavori di restauro sono venuti alla luce un'antica finestra, monofora, in asse con la navata centrale e, sul lato sinistro del presbiterio, due archi recanti sui pilastri tracce di dipinti datati 1525. Gli archi delimitano la cappella dedicata al SS. Sacramento.
Il campanile, è stato fatto costruire dal Vescovo Domenico Sabatini nel 1718. In origine era costituito da quattro tronchi prismatici, due a sezione quadrata e due a sezione ottagonale, e una guglia ottagonale più snella dell'attuale. L'abbassamento di un livello è sicuramente avvenuto dopo l'evento sismico del 1853. La zona dell'abside, coperta da una volta a crociera con costoloni, è elevata di altri due gradini ed è delimitata dall'arco trionfale.
Distanziato dalla parete di fondo, nello spazio prima occupato dai seggi in legno della cantoria, è stato ricostruito l'antico altare maggiore realizzato nel 1726 dal Maestro Donato Merodo da Taranto su commissione di Mons. Quarti, con gli stessi marmi scampati all'incendio, ma privo della mensa. A fianco, sulle pareti laterali erano dipinte due grandi tele del De Angelis raffiguranti le Nozze di Cana e la moltiplicazione dei pani. Sull'altare un Crocifisso in legno realizzato e donato dallo scultore Efia Marzotto di Mellaredo di Pianiga (VE) il 2004. La nuova Cattedra del Vescovo, presso l'antico Altare, è di marmo ed è alzata di tre gradini rispetto alla zona absidale, ben visibile anche dal fondo della chiesa. La cattedra, la mensa e all'ambone, in marmo bianco di Carrara, sono stati realizzati e messi in opera dalla ditta Mastropasqua di Venosa (PZ) il 2000.
Di pregevole fattura e di inestimabile valore era l'organo a canne posto sull'Altare Maggiore a coprire l'intera parete absidale fino alla volta. Fu voluto da mons. Quarti nel 1728 ed aveva grande valore artistico. Oggi sulla parete piana dell'abside si apre una monofora verticale adducente luce da oriente. Un nuovo organo a canne, elettronico, riempie la parete interna della facciata della chiesa. L'organo, composto di 1397 canne, 22 registri sonori, 17 registri meccanici e 39 placchette di registrazione è stato costruito dalla rinomata fabbrica Fincenzo Contiffiello & Figli dì Monteverde (AV).
L'esterno della Cattedrale è di stile molto semplice e lineare. La facciata a tre porte di ingresso era sormontata, fino al 1934, dalle statue di S. Filippo Neri e di S. Andrea di Avellino. Ora, n elle nicchie preesistenti della facciata sono state collocate le statue di S. Andrea Avellino e del Beato Domenico Lentini, realizzate in pietra di Lecce dallo scultore Roberto Koliotassis, della Coras di Torre di Mosto (VE). L'armonia dei volumi, il campanile, la posizione centrale rispetto al centro storico, conferiscono al monumento un aspetto molto imponente. Altro elemento architettonico, costituito da una fuga di 5 archi profondi circa 50 cm abbelliva il lato sud della Chiesa. Nell'interno diverse lapidi ricordano avvenimenti succeduti presso la Cattedrale.
Il 7 Agosto 1927, inspiegabilmente, forse per le lesioni riportate nell'Ottocento a causa di un terremoto, crollò parte del soffitto a cassettoni. Gli anziani ricordano che era terminata da poco una messa nuziale. Il 26 Aprile 1934 terminarono i lavori di ricostruzione del tetto, furono eliminati gli archi esterni e fu costruita la casa canonica.
Negli anni sessanta l'Arciprete Don Ferdinando Conte, con il contributo del popolo fedele, fece ripristinare gli affreschi e le pitture della Chiesa dal pittore Paradiso.
Nel 1982, a seguito della riforma ecclesiastica, fu eliminata la balaustra in marmo, con cancello in ferro battuto e ottone, che chiudeva il presbiterio e fu creato l'altare centrale distrutto dall'incendio.
Il 30 e 31 Ottobre 1982 si è svolto nella Cattedrale un convegno di studi sulla poesia di Albino Pierro.
Nel mese di Marzo 1987, Don Peppino La Banca, parroco della Cattedrale, coadiuvato da un comitato civico e con il contributo del Clero, dei cittadini, di imprese e professionisti, elettrificò il movimento delle campane.
Il 30 ottobre 1988, la Chiesa ha accolto S.E. il Cardinale Michele Giordano, con la più sentita partecipazione di popolo e con la presenza del clero della diocesi. E' stata l'ultima volta che la Cattedrale ha mostrato tutto il suo fulgido splendore.
LA CATTEDRALE DISTRUTTA
All'una di notte tra l'otto e il nove Novembre 1988, un primo incendio si sviluppò nella sacrestia. I cittadini, i pompieri, le forze dell'ordine non riuscirono a domare le fiamme che distrussero tutto quanto si trovava in sacrestia e danneggiarono gli arredi e le pitture della chiesa.
Ma mentre si pensava di salvare il recuperabile e riparare i danni, un secondo incendio si sviluppò nelle strutture di legno della cattedrale. Era la stessa ora di notte, tra il dieci e l'undici Novembre 1988 , quando nella notte si notarono fumo e bagliori di fiamme sul tetto della chiesa. Nel giro di un'ora le fiamme invasero e divorarono la struttura del tetto: travi e carboni ardenti caddero su banchi e arredi distruggendo altari, armadi, statue e tutto ciò che si trovava all'interno della chiesa.
I cittadini, le forze dell'ordine, i pompieri, accorsi sul luogo, intuirono subito di essere impotenti di fronte a un focolaio di così vaste proporzioni: i tentativi di circoscrizione e di spegnimento del fuoco risultarono vani. Le facce sconvolte degli astanti furono tristemente illuminate dalle fiamme nel momento in cui cedette, divorata dal fuoco, la porta centrale della Chiesa: erano le tre del mattino dell'undici Novembre 1988.
L'immagine dell'interno in fiamme era spaventosa: il fuoco si manifestava in tutta la sua potenza distruttiva sull'intera parete dell'abside distruggendo inesorabilmente altare, coro e organo a canne. Sparsi sul pavimento travi, banchi, suppellettili, carboni, a formare un immenso braciere ardente. Queste immagini resteranno impresse per sempre nella memoria di chi visse, attimo per attimo, l'agonia della Chiesa dell'Annunziata, Cattedrale della Diocesi di TURSI-LAGONEGRO.
Chi scrive è un testimone dei due incendi.
Le luci dell'alba mostrarono al popolo incredulo di Tursi, agli studenti, ai forestieri, le mura e le macerie fumanti e i volti tristi e stanchi di tutti coloro che inutilmente avevano lottato, per salvare il salvabile, contro la forza distruttrice del fuoco. La vita quel giorno riprese più lenta, dopo un avvenimento che ha turbato gli animi di tutti, mentre cominciò a farsi strada la speranza della ricostruzione. Gli arredi, le pitture, gli oggetti e i paramenti sacri sono stati completamente distrutti; alcuni dipinti, qualche arredo e pochi oggetti sacri, sono scampati all'incendio perché lontani dal fuoco. Altri erano in sede di restauro.
"Oggi è un giorno di festa, di memoria e di gratitudine” (Mons.Nolè)
Il 25 Dicembre 1999, dopo anni di lavoro e con l'impegno costante del Vescovo Rocco Talucci, la porta della Cattedrale fu aperta per la celebrazioni del Natale in occasione del Giubileo del 2000; il 25 marzo 2000 avvenne la consacrazione e la dedicazione dell'altare e l'apertura al culto, anche se molto ancora restava da fare.
L'immagine della Cattedrale in fiamme che allora suggerì la mostra del "perduto e del recuperato" è scolpita nella memoria di tutti.
Il 1° Maggio 2006 il Vescovo Francesco Nolè ha inaugurato la Cattedrale Maria Santissima dell'Annunziata, della Diocesi di Tursi-Lagonegro, completamente restaurata. La concelebrazione della solenne riapertura è stata presieduta da S.Em. il Cardinale Michele Giordano con la partecipazione di numerosi vescovi (Mons. Ligorio Mons. Scandiffio, Mons. Cantisani, Mons. Cozzi, Mons. Franco, Mons. Cuccarese, Mons. Orofino), dei parroci e del popolo della diocesi. Il Maestro Francesco Muscolino ha diretto il coro polifonico mentre, al nuovo organo a canne, ha suonato Don Vito Giannini di Melfi.
Della Chiesa erano rimasti le mura, le colonne e la facciata, pure danneggiate dal fuoco.
Tutto ciò che fu distrutto dall'incendio è stato rifatto o restaurato e riproposto ed altre opere sono state restaurate o sono in fase di recupero: la copertura, l'altare maggiore, l'ambone, la sede del Vescovo, il coro ligneo, il crocifisso, le statue, l'organo a canne, l'altorilievo dell'Annunziata, gli arredi della sacrestia, il pavimento, i banchi, gli stucchi, i capitelli, le cornici, i puttini, le decorazioni della via crucis, l'impianto luce, il portone di bronzo, ecc..
Si è atteso quasi vent'anni… ma "con l'impegno dei Vescovi Mons. Rocco Talucci e Mons. Francesco Nolè, dei parroci, delle autorità, degli uffici competenti di ogni ordine e grado, del popolo tutto, la Cattedrale, Chiesa Madre di tutte le Chiese della Diocesi e sede della Cattedra del Vescovo, risorge bella e accogliente.
Il portone di bronzo
La facciata centrale della Cattedrale di Tursi è stata impreziosita dal portone centrale di bronzo. Realizzato dalla Fonderia d'Arte 2000 di Noia, pesa circa 20 quintali e costa oltre 60.000 euro. La messa in opera è durata l'intera giornata del 24 Marzo 2006 e proseguita nei giorni seguenti. L'opera è dello scultore Eduardo Filippo, napoletano, che da 40 anni vive e lavora a Cosenza ove insegna all'accademia delle Belle Arti.
Il portone, con fusione a cera persa ha una composizione a scomparti ed è dominato dalla rappresentazione centrale dell'Annunciazione sul sfondo del paesaggio di Tursi e ai lati la Madonna di Anglona e San Filippo Neri. Le sottostanti semi-ante rappresentantano: quella di sinistra, la Visitazione, il Battesimo di Gesù, l'Ultima Cena.
In basso l'allegoria della frutta per ricordare il lavoro dei campi, proprio di Tursi, un cardo simboleggiante le pene terrene, lo stemma del Vescovo e la data; quella di destra, il ritrovamento di Gesù, il primato di S. Pietro, la Pentecoste.
In basso i simboli eucaristici, lo stemma del Papa e la firma dello scultore. La porta nella porta, porta feriale, è caratterizzata da una croce in alpacc e otto scomparti che rappresentano in altorilievo, a sinistra la Natività, le nozze di Cana, la Crocifissione, la Cena di Emmaus; a destra la presentazione di Gesù al tempio, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la Risurrezione, l'Assunzione della Madonna.
Le foto, dall'alto in basso:l'annunciazione, don Battista presso la porta di bronzo, quadro della via cruscia,il portone e le statue, lo scultore Filippo, il fonte battesimale,l'interno, le lunette, le statue di S.Francesco e S.Antonio, l'organo,gli ovali, la porta di bronzo, srredi della sacrestia, volta della sacrestia, scanni del coro, il card.Giordano e i Vescovi il 1 Maggio, l'esterno, la cattedrale disctrutta.
|