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Tursi è uno dei paesi più caratteristici della Basilicata. Molto antico, presenta un tipo di costruzione in pietre non squadrate, costituite spesso da un assortimento dimensionale che va dal ciottolo al masso informe.Ne risulta un tipo di muratura non perfettamente stilata con pietre assiemate con la malta in maniera approssimata.
Le case, in prevalenza piccole, sono costruite addossate le une alle altre senza soluzione di continuità.Una rete di vie molto strette collegano le abitazioni lungo un declivio molto ripido. Il centro storico è un eloquente esempio di architettura spontanea con le case l'una su l'altra, le scale esterne, le volte, i vicoli stretti, le ‘‘petrizze''. Spesso le case iniziano con la facciata esterna in muratura e terminano in fondo con profonde grotte scavate nella timpa, al di sotto di strade e di altre case. Tipici sono gli atrii tra volte, mura e sottoscali dove un tempo si riuniva il vicinato: i ragazzi a giocare e i grandi a discutere e lavorare spesso in compagnia di asini e muli legati alle boccole dei muri![]() Il centro storico si divide nei rioni: ![]() Rabatana, primo nucleo abitato, nella parte più alta del paese. San Michele-piazza Plebiscito, centro del paese fino agli anni sessanta del novecento. Catubba, esposto ad Ovest, ancora popolato e ben conservato. Petto, lungo Via Pandosia, senz'altro il più caratteristico rione di Tursi, essendo di fatto aggrappato alla timpa e sottoposto alla Rabatana. Vallone, zona bassa e centrale dell'abitato, costituito da Via Tasso. L'agglomerato antico, molto povero, testimonia soltanto con i palazzi dei ‘Signori' il suo nobile e ricco passato. I portali con stemma e le gradinate interne, costruite in pietra abilmente lavorata a mano,testimoniano il fiorente artigianato del periodo:Palazzo Basile, dal grande portone arcato che immette in un ampio atrio; palazzo Guida, con portone in legno massiccio sormontato da arco con stemma; palazzo Ginnari dall'ampia e pregevole gradinata; palazzo Latrecchina, palazzo De Santis, palazzo Cristiano-Modarelli, ex case Palazziate della famiglia Panevino. Tutti nel centro storico. palazzo del Barone Brancalasso, detto semplicemente " palazzo del Barone ", al centro di piazza Plebiscito, che secondo la leggenda fu costruito in una sola notte da diavoli aiutati dagli spiriti delle tenebre i quali, poi, non potendo tornare in tempo nel loro regno, si sono materializzati sul tetto dell'edificio. In realtà in una notte venne delimitato il perimetro del palazzo alla cui costruzione si opponevano i proprietari dei fondi vicini. La via che adesso separa il palazzo Brancalasso dal palazzo Pierro è detta " strittue du Barone ", stretto del Barone. Le tre statue simboleggiano invece la giustizia, la pace, la carità, a testimonianza di numerose persone di cultura nella famiglia Brancalasso. palazzo Latronico situato nel rione San Michele, dotato di un ampio atrio con gradinata interna in pietra e con la caratteristica torre de belvedere. Il palazzo, integro, è stato abitato dalla famiglia Latronico fino agli anni sessanta del Novecento. palazzo Santoro, palazzo Cucari, palazzo Labriola, palazzo Vozzi, palazzo Siderio, palazzo Donnaperna, in Rabatana; palazzo Ranù e palazzo Margiotta rispettivamente in fondo e in cima al Petto. LA CHIESA di S.FILIPPO NERI La Chiesa di San Filippo, di stile barocco, è datata 1661. E' dedicata a San Filippo Neri, patrono di Tursi, la cui festa ricorre il 26 Maggio. La Chiesa è a tre navate, con il transettioche non oltrepassa le navatelle. La Chiesa conserva pregevoli pitture, tra cui un quadro del Santo, del pittore Tursitano Domenico Simeone Oliva. Nel ‘600, imperversando la peste e il colera, San Filippo Neri fu acclamato protettore di Tursi la cui festa ricorre il 26 Maggio. L'ORATORIO DI SAN FILIPPO NERI Si eleva sul Pizzo delle Monachelle. E' una costruzione solida e imponente, eretta nella metà del 1600, costituita da ampi locali distribuiti nel seminterrato, al pianterreno e al piano elevato. Si sviluppa intorno ad un ampio chiostro con cisterna. Tipica è gradinata che dal pianterreno porta al primo piano: è costituita da un lastricato di pietra calcare distribuita su bassissimi gradini che consentivano l'accesso nell'oratorio alle cavalcature. L'oratorio ospitava una decina di frati ed ha avuto notevole importanza spirituale e culturale nella seconda metà dell'ottocento, con la presenza dei frati missionari di San Vincenzo de Paoli di cui conserva la denominazione. LA CASA DI PIERRO (‘U PAAZZE) La casa di Pierro, sita nel centro storico, in piazza Plebiscito, è una costruzione composta da un seminterrato che si affaccia sul vico Garibaldi e due piani in elevazione su corso Umberto I da dove si accede. Pierro chiama la sua casa ‘u paazze, la casa grande ove riceveva i suoi nobili cugini e i suoi amici d'infanzia, ma dalla quale spesso fuggiva per andare con i cafoni o con i loro figli a parlare il dialetto o giocare ‘ndi jaramme (nei precipizi) o ‘ndu atrittue du Barone (lo stretto del Barone). La casa gode di una suggestiva vista del canale Pescogrosso, del convento di S.Francesco, dei precipizi e della Rabatana, luoghi di ispirazione del poeta. La casa è adibita, ai piani superiori, a ‘Biblioteca Pierro' ed è meta di turisti e studiosi provenienti da ogni parte del mondo. ![]() LA CHIESA di S.MICHELE ARCANGELO La Chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo è del X sec. È la più antica di Tursi se si esclude la Cripta del sotterraneo della Chiesa di S.Maria Maggiore della Rabatana. Nel 1060 ha ospitato il Sinodo dei Vescovi e nel 1545 vi fu trasferita per un anno la Cattedra Vescovile. È situata in posizione dominante rispetto al resto del centro storico. Le pareti, finite ad intonaco normale e dipinte a latte di calce, erano addobbate con quadri e sculture di Antonio Cestone (Tursi,1855-1928). LA CHIESA della MADONNA delle GRAZIE E' stata costruita tra il XII e il XIII sec. La Chiesetta, di chiaro stile Barocco, è situata alla base del Pizzo delle Monachelle, ed è dedicata alla Madonna delle Grazie. Esternamente presenta un ampio frontale, con tre porte d'ingresso, sormontato da una monofora campanaria. L'interno è a forma di croce a T i cui transetti comunicano con due piccoli vani laterali, adibiti a sacrestia e deposito arredi. La Cappella è stata restaurata il 1983 dalla Comunità Montana del Basso Sinni, su interessamento di un Comitato civico ed arredata con i contributi dei cittadini. L'esercizio del culto non è stato mai interrotto e dagli anni settanta ha conosciuto nuovo splendore, prima per la dedizione del sac. Don Luigi Santamaria e poi per la cura del sac. Don Vincenzo Bernardo fino al 2002. Al centro della chiesa, dietro l'altare, si conserva un'antica statua di legno della Madonna col Bambino, del settecento, restaurata nel 1983. Nella ricorrenza del 13 Dicembre, i cittadini vi si recano per tradizione a portare olio e voti presso la statuetta di Santa Lucia. E' una consuetudine abbastanza sentita dovuta alla devozione che la gente di Tursi ha sempre nutrito verso Santa Lucia. IL PIZZO DELLE MONACHELLE Entrando in Tursi dal lato Est di Via Roma, sulla destra in alto, a 238 metri di altezza, spicca il Pizzo delle Monachelle, al centro dell'intero panorama di Tursi. Sul Pizzo si eleva l'ex Oratorio di S.Filippo Neri, mentre l'abitato, con le case arroccate sul ciglio, scivola sui i lati della balza alla quale fa da sfondo la Rabatana. Il nome è dato dal Convento delle Nubili Donzelle, che lì era ubicato, ove le fanciulle di agiate famiglie erano educate all'onestà, al lavoro, all'arte, alla cultura e potevano scegliere fra la castità e il matrimonio. Per questo erano dette ‘monachelle'. Alla timpa del ‘Pizzo' sono tenacemente aggrappate le radici di innumerevoli piante di fichi d'india che abbelliscono e caratterizzano il paesaggio. Tipici abitatori dei buchi della timpa e dei muraglioni sono il corvi e i gheppi, un tempo preda di temerari avventurieri che scalavano la parete. Alla base del pizzo si trovano grotte, depositi e case di recente costruzione. torna a INDEX |