| rabatana | anglona | notizie |
|
Rocco
Bruno Se
i Tursitani hanno imparato a scoprire il proprio paese e conoscerne
i fatti e la storia, il merito è di Rocco Bruno.
|
"...quasi
arabesco" PATROCINIO:
TURSI,
TERRAZZO PESCOGROSSO, ANTONIO
FARINA , L'artista
fa parte del gruppo TRIBAL ART con il quale ha realizzato
carri allegorici di ottima fattura, in legno e cartapesta. |
Mario
Bruno![]() In un vicolo alle spalle della rinata Cattedrale, si trova la piccola bottega artigiana di Mario Br uno.Ha oltre settant'anni, essendo nato il 16 Dicembre 1930, ed è uno degli ultimi calzolai di Tursi, un mestiere praticato da piccolo ed ereditando dal padre, anch'egli calzolaio come il nonno e gli zii, una tradizione di famiglia, che a dispetto del tempo che è trascorso e in barba alla modernità, è arrivata fino ad oggi. A Tursi Mario è una persona conosciuta da tutti, una di quelle che si individuano tutto d'un colpo con nome e cognome: Mario Bruno. Mario non è soltanto un calzolaio. Si occupa di tradizioni, dialetto, musica e scrive
anche poesie nel colorito dialetto di Tursi. È un archivio umano
di fatti, personaggi e
altro ancora.Infatti quello che sorprende, visitando la piccola bottega, è la notevole e minuziosa raccolta di oggetti, attrezzi e utensili, i ferri di antichi mestieri come fabbro, falegname, barbiere, sarto.Tutti i "reperti" sono stati scrupolosamente raccolti negli anni, e sistemati nel migliore dei modi nell'angusto locale: n'è venuto fuori un piccolo museo spontaneo, un luogo dei nostri più teneri ricordi che la patina grigiastra dei tempi moderni non può intaccare. Gli oggetti sono tanti e disposti per settore, una curiosa serie di lucchetti ordinatamente disposti, chiavi di tutte le fogge, saponi e rasoi di barbiere, bottoni, aghi e filo per sarti, ecc.. Nella bottega di Mario, rispolverati dalla nostalgia, prendono vita i mestieri di una volta: un tuffo nel passato che soltanto il profondo amore per le proprie origini poteva portare a compimento. Mario Bruno, calzolaio e collezionista di cose antiche è un ottimo suonatore di banjo e mandolino e attorno a lui si sono formati spesso complessi musicali che hanno fatto parte di varie edizioni di carnevale e di gruppi folcloristici. ![]() ![]() E' sempre presente ed attivo in ogni manifestazione sociale e culturale, attualmente sta svolgendo ulteriori ricerche sugli usi e le tradizioni del nostro paese. Ha scritto poesie in dialetto e in lingua, ha raccolto detti e proverbi ed ha pubblicato i seguenti testi: - LA VITA - RICORDI DI UN PADRE - IL CUORE DI UNA MAMMA - LA VITA DAGLI ANTICHI DI ANGLONA A NOI - CURR'CURR' A LA CAPPELLA. Diversi suoi articoli sono stati pubblicati su riviste culturali locali mentre alcune sue poesie sono state musicate e cantate, quali 'A ZITA, I MASCHARETE, I FUNTANELLE, tutte in dialetto Tursitano. |
|
Il Prof. D'Episcopo, S.Di Gregorio, Di Maio e il Prof. Liguori. La foto di gruppo riunisce i relatori: Di Maio, Liguori, D'Episcopo, l'autore Di Gregorio, l'editore Pietro Graus e i giovani che hanno interpretato alcune poesie e proverbi dialettali ed hanno recitato in due scenette screitte da Salvatore Di Gregorio in dialetto Tursitano.
|
|
Domenico
Antonio Padula,
un Tursitano vince il 'premio Guido Modena', giunto alla XVa edizione. La tradizionale rassegna biennale di poesia dialettale "Guido Modena" che si svolge a San Felice sul Panaro in provincia di Modena ha premiato quest'anno Domenico Antonio Padula, genuina espressione della poesia Tursitana, che ha magnificamente onorato Tursi e la Basilicata nell'edizione 2003. Domenico Antonio Padula è nato a Tursi il 18 Aprile 1950, dove vive con la famiglia in Via Manlio Capitolo n.3. Scrive poesie soprattutto in vernacolo, ma anche in lingua ed i temi trattati abbracciano i vari aspetti dell'esistenza umana. Il suo pensiero e la realtà spesso si fondono in un ermetismo pittorico, miscelato di folclore paesano, sviscerando vizi e virtù dell'animo. Fondamentali sono la naturalezza e la spontaneità, fonti che costituiscono la genuinità dell'arte. La spiritualità non ha tregua fra tanta falsità, malvagità e facile compromesso, e l'intento di scalfire la ruggine, impossessarsi di tanti cuori, diventa sempre più arduo. "Pane et circenses" recita Giovenale, mentre il poeta canta che è gioia vivere per donare, su di "un piatto piano", l'amore, il coraggio, la disponibilità, quindi la speranza, per un futuro migliore. Nel suo curriculum annovera:
|