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Domenico Antonio Padula

Cantore d'amore e di profondi sentimenti
Domenico Antonio PADULA, per gli amici Mimmo, vive a Tursi e scrive poesie soprattutto in vernacolo, ma anche in lingua, dal 1970.
Egli osserva, scruta nei pregi e difetti dell'animo umano e soffre nell' anelare ad un mondo dove tutto sia armonia, pace e trasparenza, come " Nu piatte sfaccète, ca le poje spejè 'ndu funne du core" ( Un piatto piano che lo puoi spiare nel fondo del cuore) a cui egli si paragona, e lo fa con parole "scecucchète ca scàffene u munne e ccòcene chjù du soue" (parole lievitate che riscaldano il mondo e scottano più dei sole).
La sua peculiarità, da buon interprete della canzone sentimentale, sta nel fondere le sue poesie con le note, i suoni magici delle vibrazioni di uno strumento musicale, la chitarra, (come Murolo,Battisti, Lauzi, Sergio Bruni).
Ma oggítempo la naturalezza e la spontaneità non hanno tregua fra tanta falsità, malvagità e facile compromesso, e l'intento di scalfire un po' di ruggine dal cuore della gente diventa sempre più arduo, se ad averla vinta è sempre Giovenale con il suo " Panem et Circenses ".

Da questo "status" è nato in Padula un suo primo spettacolo culturale dove la Poesia è Calore e la Musica è Passione, fondendo magistralmente i suoi versi con quelli dei maestri S. Di Giacomo e A. Pierro, in "Calore lucano e passione napoletana",  caratterizzato dall'originalità dell'idea di coniugare il dialetto lucano con quello napoletano, presentato a Taranto, a Bari, Potenza, Castellaneta, Marconia, Tursi, Matera, Castronuovo S. Andrea, Genova, il 02.4.2006 a Napoli, nonché nel Luglio 2007 a Stoccarda.

Molti articoli di giornali hanno parlato e commentato la genuinità di questo spettacolo. Sulla Gazzetta dei Mezzogiorno del 30 dicembre 2006, Giuseppe CONIGLIO scrive:
Padula riesce saggiamente a conciliarli in una unica grande poetica, evitando il grave rischio della contaminazione linguistica per conseguire il trionfo di una comune matrice linguistica che caratterizza due tra i più noti dialetti del sud d'Italia."

La sera del 29 Agosto 2008 uno striscione di oltre tre metri adornava il palco in Piazza Maria SS. D’Anglona a Tursi, dove era esposta una grande foto di Tursi e questa sua poesia, quando la concezione della vita trova significato anche nei simboli della natura animale:

Turse

Nide
de fecèteue
e de pétterùsse
t’ane fatte
chjne de chjànghe
e ttagghjòe.
(Tursi.  Nido di capinere e di pettirossi sei diventato pieno di trappole e tagliole.)
                                                                                   
Il pettirosso è il primo all'alba a svegliarsi e canta, e il cinguettio familiarizza vicino le abitazioni, quasi a voler dare la sveglia. E' semplice, generoso, disponibile e addirittura temerario; ed è l'ultimo ad andare a dormire.
La capinera canta poco, ma è sempre indaffarata fra i cespugli e preoccupata per la sua famiglia che cura e protegge assiduamente.
Cosa rappresentano questi due uccellini per il poeta se non la figura del padre e della madre della nostra civiltà contadina di un tempo, fatta di naturalezza e semplicità, che la cosiddetta società del benessere distrugge giorno per giorno con " trappole e tagliole" ?

La risposta a questo disfacimento qual'è: La Poesia, La Musica, in definitiva: L' ARTE, che nobilita l'animo, ed è pronta a smentire chi intende sostituire la Normalità con l'Anormale, mediante un modello di vita che definisce la Normalità PAZZIA.
Quest'ultimo è il tema che l'artista affronta nel secondo suo spettacolo culturale dal titolo: E' Un Matto Chi Parla d'Amore.

E' la storia di un Sogno adornato dalla fantasia di "un matto" che parla d'amore con fiori di ginestra, zagare e petali di rosa, senza alcun riferimento a persone o cose reali e senza la pretesa di essere il censore di turno, ma con il solo intento di inviare, attraverso la MUSICA e la POESIA, i messaggi che l'animo detta per identificarci quali ESSERI UMANI.

" Ma in questo strano mondo giovano ancora la Poesia e la Musica ‑ si chiede l'autore oppure sono danno alle persone?

Vivere di solo materialismo rende aridi e brutali, e svuota, o addirittura uccide l'animo e la vita stessa, fino al punto che, chi crede nei sentimenti viene definito un matto solo perché non si è omologato alle mode correnti.

Sono queste le premesse dalle quali è nato "E' un matto chi parla d'amore", storia densa di riflessioni, nella quale chiunque può sentirsi coinvolto, presentata attraverso la metafora di un Sogno.
E quale linguaggio scegliere, per esprimere tali sentimenti, se non le suggestioni che emergono dalla fusione del dialetto tursitano con la canzone napoletana?

Lo spettacolo è suddiviso in due parti: il Dolce e l'Amaro , dove si alternano canzoni e poesie che descrivono una parabola di vita, nella quale:
‑ il Dolce è l'illusione dell'amore vero, puro, sincero e leale;
‑ I' Amaro è la crude realtà fatta di falsità, menzogne e tormenti; per ritrovare infine il senso della vita e diffonderne il suo valore etico.

Lo spettacolo è stato già presentato a Marconia, a Montalbano J., a Taranto, a Grassano, a Rocca Imperiale (CS), a Salemo presso l'Associazione Lucana " G. Fortunato " il 22 aprile, a Bernalda il 28 aprile,il 12 maggio a Roma presso l'Associazione dei Lucani a Roma e nel Mondo,a Tursi il 1° luglio, a Valsinni il 4 agosto, ad Aliano il 5 agosto, ed ancora a Castellaneta, a Potenza il 29.3.08, e molti articoli dei maggiori quotidiani regionali hanno descritto e sottolineato il valore etico di questo secondo suo spettacolo.

Riconoscimenti e premi
Tra i vari riconoscimenti vi è il prestigioso premio biennale nazionale Guido Modena per la Regione Basilicata, consistente in una medaglia d'oro, che ha ricevuto per ben due volte consecutive, nel 2003 e 2005, 1° premio per la poesia in vernacolo a Trebisacce, menzioni speciali e menzioni onorarie e a Giugno del 2007 l'assegnazione del " baiocco perugino d'argento " per la Basilicata dall' ADA Umbria di Perugia.

 

Rocco Bruno, storico.

                                                     Rocco Bruno nasce a Tursi il 5.1.1939 ove si spegne il 6 Gennaio 2009 all'età di 70 anni.

       Negli ultimi 50 anni è stato protagonista indiscusso della storia di Tursi.
       Da sempre appassionato di Storia, ne ha coltivato lo studio per lunghi anni, meritando "sul campo" significativi riconoscimenti che gli sono valsi più di ogni titolo.
        Sin da giovane ha indirizzato i suoi studi su Tursi, la sua gente, i suoi usi e costumi, la sua storia, dando dignità e giusto valore alle cose, ai fatti, agli uomini modesti, a quella "Storia minore locale", la cui conoscenza è indispensabile per la piena comprensione della "Storia ufficiale".        
      Se i Tursitani hanno imparato a scoprire il proprio paese e conoscerne i fatti e la storia, il merito è di Rocco Bruno.
         Le sue opere sono nate dal costante interesse per la gente e per gli avvenimenti di Tursi nonché dalla tenace ricerca presso biblioteche private e pubbliche e presso gli Archivi di Stato.
         Nel 1999 allestisce una mostra di foto d'epoca da lui raccolte da oltre 40 anni.
         Tra le persone illustri di Tursi Rocco Bruno occupa un posto di primissimo piano.
Rimane nella storia del nostro paese per i suoi scritti che hanno fatto conoscere Tursi anche fuori del territorio comunale.




        Bibliografia:
     I Canti dei Ricordo (Policarpo, Ginosa 1975). Raccolta di canti, poesie, detti, proverbi ed indovinelli della cultura (nell'accezione antropologica del termine) di Tursi e rappresenta il primo approccio lirico, magico, folklorico alla conoscenza di Tursi ed un repertorio popolare prezioso per le forme artistiche dell'ambiente locale e per il recupero e la valorizzazione delle radici etniche del paese, per mezzo di quella cultura orale che per la prima volta viene codificata in questo libro.
    Storia di Tursi - Ed. Policarpo, Venosa 1977. Il libro è il compendio di tutto lo studio su Tursi e ne fornisce la prima vera ed organica storia.




3   Anglona: un città, un vescovado, un santuario - Ed. Liantonio, Matera, 1984). Il testo allarga l'orizzonte della storia del paese a quella della diocesi di Anglona-Tursi (di cui Tursi è la sede), il discorso assume un respiro più ampio e l'indagine si estende alla Magna Grecia.
4     I Donnaperna: marchesi di Colobraro, baroni di Pomarico, Calvera, Teana, Carbone, possessori delle tenute di Scanzano e Caprarico - Liantonio, Matera, 1986. Il libro è una biografia genealogica che, attraverso la storia dì questa potente e nobile famiglia originaria di Milano, mette in luce molti momenti della storia dì Tursi e della Basilicata.
   Storia di Tursi, seconda edizione. Ed. R. Porfidio di Moliterno 1989. La consapevolezza dei vuoti e dei punti oscuri, che inevitabilmente presentava la prima edizione, indussero l'autore a continuare le ricerche. Ha trovato altri documenti e altre notizie chiarendo le zone d'ombra.
6     Le famiglie di Tursi dal XVI al XIX secolo. Ed. R. Porfidio di Moliterno 1989.

7     La Cattedrale di Tursi. Ed. Grafidea, Policoro 2000. Il testo è uscito il giorno in cui questa chiesa fu riaperta al culto, dopo dodici anni di chiusura a causa di un devastante incendio nel 1988.
8     La Rabatana, l'antico e primo borgo di Tursi. Ed. Grafidea, Policoro 2001. Il testo espone in modo completo la nascita e la storia dell'antico borgo.
9     TURSI, immagini di un secolo, graficom, Matera, Dicembre 2005.







                FOTOGRAFIE: Dall'alto,
                                     Rocco Bruno;
                                     il Prof. Cosimo Damiano Fonseca, Bruno, il Prof.Antonio Lerra;
                                     il Vescovo Talucci, il Prof:Rondinelli, Nicola Crispino,Rocco Bruno;
                                     Vincenzo Nuzzi, Nicola Crispino, Domenico Padula, Rocco Bruno, Albino Pierro.     

   

Antonio Farina

"...quasi arabesco"
            
Mostra di Pittura di Antonio Farina

PATROCINIO:
COMUNE DI TURSI
IN COLLABORAZIONE DELLA PRO LOCO TURSI
e DEL GRUPPO TRIBAL ART.

TURSI, TERRAZZO PESCOGROSSO,
3 - 14 AGOSTO 2003
         

Presentazione:
Rosa Maria Fusco

ANTONIO FARINA ,
è nato a TURSI il 15 Luglio 1955, ha frequentato l'istituto d'Arte decorativa a Milano nel 1971.
Attualmente è dipendente del Comune di Tursi ove presta servizio come manutentore.
Nel 1990 ha tenuto la sua "Prima personale" di pittura;
nel 1991 ha tenuto la "Seconda personale" di pittura destando l'interesse della Gazzetta del Mezzogiorno.

L'artista fa parte del gruppo TRIBAL ART con il quale ha realizzato carri allegorici di ottima fattura, in legno e cartapesta.
Oggi si propone all'attenzione dei tursitani, esponendo i suoi lavori arabeschi
, quasi a memoria delle origini del popolo di Tursi.         
 ...mi sorprende felicemente con la pulizia del suo colore, la serenità che esprimono le sue figure, i suoi arabeschi" in cui convergono la formazione della scuola di decoratore, l'amore per il particolare, il sogno, la pietà popolare, (ciclo dedicato all'arte sacra) infine una tanto pudica quanto intrigante sensualità.          
          Artista schivo ma curioso egli non ha disdegnato l'approccio alla materia più varia, indice di una non comune manualità e poliedricità...

Tursi, 2 Agosto 2003

                                                       Rosa Maria Fusco
   

Tonino Farina è un tursitano verace,
professionista serio e preparato
capace di profondere,
in tutti i molteplici aspetti della sua arte,
COMPETENZA, ONESTA' e UMILTA',
note presenti solo nei grandi.
Auguri Tonino.

                                
        Nicola Crispino

 
Nelle foto: L'artista durante la mostra e alcune sue opere.

Mario Bruno

                    
In un vicolo alle spalle della rinata Cattedrale, si trova la piccola bottega artigiana di Mario Bruno.
          Ha oltre settant'anni, essendo nato il 16 Dicembre 1930, ed è uno degli ultimi calzolai di Tursi, un mestiere praticato da piccolo ed ereditando dal padre, anch'egli calzolaio come il nonno e gli zii, una tradizione di famiglia, che a dispetto del tempo che è trascorso e in barba alla modernità, è arrivata fino ad oggi.
          A Tursi Mario è una persona conosciuta da tutti, una di quelle che si individuano tutto d'un colpo con nome e cognome: Mario Bruno.
         Mario non è soltanto un calzolaio. Si occupa di tradizioni, dialetto, musica e scrive anche poesie nel colorito dialetto di Tursi. È un archivio umano di fatti, personaggi e… altro ancora.
         Infatti quello che sorprende, visitando la piccola bottega, è la notevole e minuziosa raccolta di oggetti, attrezzi e utensili, i ferri di antichi mestieri come fabbro, falegname, barbiere, sarto.Tutti i "reperti" sono stati scrupolosamente raccolti negli anni, e sistemati nel migliore dei modi nell'angusto locale: n'è venuto fuori un piccolo museo spontaneo, un luogo dei nostri più teneri ricordi che la patina grigiastra dei tempi moderni non può intaccare.
          Gli oggetti sono tanti e disposti per settore, una curiosa serie di lucchetti ordinatamente disposti, chiavi di tutte le fogge, saponi e rasoi di barbiere, bottoni, aghi e filo per sarti, ecc..
          Nella bottega di Mario, rispolverati dalla nostalgia, prendono vita i mestieri di una volta: un tuffo nel passato che soltanto il profondo amore per le proprie origini poteva portare a compimento.
          Mario Bruno, calzolaio e collezionista di cose antiche è un ottimo suonatore di banjo e mandolino e attorno a lui si sono formati spesso complessi musicali che hanno fatto parte di varie edizioni di carnevale e di gruppi folcloristici.
          E' sempre presente ed attivo in ogni manifestazione sociale e culturale, attualmente sta svolgendo ulteriori ricerche sugli usi e le tradizioni del nostro paese.
           Ha scritto poesie in dialetto e in lingua, ha raccolto detti e proverbi ed ha pubblicato i seguenti testi:
-  LA VITA
-  RICORDI DI UN PADRE
-  IL CUORE DI UNA MAMMA
-  LA VITA DAGLI ANTICHI DI ANGLONA A NOI
-  CURR'CURR' A LA CAPPELLA.
         Diversi suoi articoli sono stati pubblicati su riviste culturali locali mentre alcune sue poesie sono state musicate e cantate, quali 'A ZITA, I MASCHARETE, I FUNTANELLE, tutte in dialetto Tursitano.

 

Salvatore Di Gregorio
Nasce a Tursi (MT), il 26 Febbraio 1965, dove vive e opera.
Un diploma di Ragioniere nel cassetto.

          "Anglona Tursi" - Guida e notizie storiche, è stata, in ordine di tempo, la sua pubblicazione dedicata al paese lucano. Segue un
calendario dedicato all'anno 2000, con foto in bianco/nero, dedicato a tutte le bellezze architettoniche cadute nell'oblio del territorio tursitano.
          Soprattutto amante della fotografia ha tenuto varie mostre personali e collettive.
          Ultima la collettiva "Aspetti del paesaggio rurale in Basilicata" (Matera, 16/22 Settembre 2002) e la personale sui "Luoghi Pierriani" (Metaponto, 5/22 Agosto 2002).
       
   E' free lance e corrispondente del "Quotidiano della Basilicata" da Marzo 2002.

                                                                    
          LA  STAMPA

          
Il Quotidiano della Basilicata, 27 Luglio 2002: "Le immagini di Salvatore Di Gregorio, mettono in scena il suo subconscio lucano così com'è, Pierro docet, corretto dagli orpelli dell'intelletto, dove il tempo, grande padre-padrone della vita, sembra essersi fermato. D'altronte ogni foto è furto di tempo al tempo;
          La Gazzetta del Mezzogiorno, 5 Agosto 2002: "Paesaggi rurali con la magia del quotidiano, ritratti rugati del tempo perduto, particolari del centro storico cristallizzato nell'universo poetico di Pierro, tutti di rara bellezza e suggestione che liberano l'ispirazione dell'autore, ben oltre la tecnica del semplice, quanto talentuoso amatore, in un fortunato connubio ideale con il grande vate tursitano, suo conterraneo".


Il 26 Aprile 2003, alle ore 17:30,
presso l'auditorium dell'ITCG "Manlio Capitolo", è stato presentato il libro:

Se le dìcete 'a dettète,
iéte 'u vère!

Proverbi, detti e motti Tursitani   
Grauss Edizioni
Relatore: Francesco D'Episcopo,
docente all'Università di Napoli "Federico II

Il Prof. D'Episcopo, Di Gregorio, Sabatino Di Maioe il Prof. Liguori
                                                                                                                Il Prof. D'Episcopo e Digregorio.

 Il Prof. D'Episcopo, S.Di Gregorio, Di Maio e il Prof. Liguori.   
 
                                                                                                 Il pubblico in sala




                                                                                             
     

La foto di gruppo riunisce i relatori: Di Maio, Liguori, D'Episcopo, l'autore Di Gregorio, l'editore Pietro Graus e i giovani che hanno interpretato alcune poesie e proverbi dialettali ed hanno recitato in due scenette screitte da Salvatore Di Gregorio in dialetto Tursitano.
Glii attori sono Pasquale D'Affuso, Leo Vozzi, DavidePadula, Maria Antonietta Sanquirico e Luana Montesano.