rabatana anglona notizie

                           LA RISCOPERTA del PESCOGROSSO
                                








Le foto: il torrente Pescogrosso e i resti , quasi invisibili e irriconoscibili, dei mulini- 19 Gennaio 2002
          
Pescogrosso è una balza rocciosa, a ovest del paese, ove scorre l'omonimo torrente che attraversa l'abitato.   Il nome si riferisce agli enormi massi che quasi ostruiscono il torrente.   
Sulla sinistra del torrente affiora acqua salmastra con proprietà purganti e curative e nelle vicinanze si trova il pozzo dell'acqua "saprìte".
      In questa zona, presso il "Santissimo", tra i macigni, ove l'acqua scende con violenza, giravano due mulini ad acqua.       
      Lo storico Rocco Bruno asserisce che i mulini furono di proprietà dei Doria, feudatari di Tursi. e dal Catasto Onciario si rileva che, nel 1753, la duchessa Giovanna Doria Del Carretto ne ricavava un guadagno di 200 ducati l'anno.
      Da i Doria i mulini passarono ai Santissimo e poi nel 1800 ai Latronico.  Alla fine del 1800, Raffaella Curci di Spinoso, maritata con Vincenzo Calciano  di Tursi, gesti il mulino che funzionò fino al 1907; quello a valle funzionò fino al 1911 e l'ultimo mugnaio fu Vincenzo Zito di Tursi.      I due mulini, si dice fossero collegati tra loro da un canale di condotta dell'acqua e potevano funzionare contemporaneamente.
      Poco più a valle si trova una fornace di ottima fattura e di modeste dimensioni che sembra molto più remota dei due mulini. Probabilmente doveva produrre mattoni e vasellame di ottimo artigianato locale.
      Chiare e precise notizie storiche sulle tre costruzioni sono inesistenti. Alcuni tecnici e studiosi presumuno l'anno di costruzione della fornace e del mulino di sopra intorno al 1300, l'anno di costruzione del mulino di sotto intorno al 1500. Altri fanno risalire i due mulini all'epoca dei Doria.

     LA RISCOPERTA DEI MULINI E DELLA FORNACE
    La 'riscoperta' delle tre opere murarie si deve a Francesco Gallicchio, tursitano verace, titolare di un'autoscuola a Tursi e scrittore di poesie in lingua e in dialetto; è una persona conosciuta e stimata per l'amore viscerale verso il paese e l'ambiente. Dall'inizio della primavera la sua attenzione è stata rivolta al verde di Tursi con la pulizia e l'innesto di numerose piante selvatiche ('praine') che ha curato per tutta l'estate.
     Nel contempo la sua attenzione è stata rivolta ai resti della fornace e dei mulini liberandoli dalla vegetazione e rendendoli ben visibili ed accessibili.   
      Il Sindaco, recatosi sul posto, è rimasto entusiasta dei ruderi e della bellezza del luogo, tanto da auspicare la creazione di un percorso naturalistico a piedi.  
       
  Caratteristiche dei mulini  
I resti dei due mulini, incastrati tra i macigni della sponda destra del Pescogrosso, presso il "Santissimo", distano fra loro circa 50 metri.
       All'origine nei due mulini si potevano distingere tre parti:  
!) la parte alta costituita dalla campana con il canale adducente l'acqua, alta almeno 5 metri;
2) la parte centrale, detta palmento o locale di molitura;
3) la parte sottostante ove si trovava la ruota a pale di legno mossa dall'acqua.
   Nella campana, con un salto di oltre 5 m, l'acqua raggiungeva la ruota a pale nel piano terra.
   La ruota, mossa dall'acqua, metteva in moto l'asse e la ruota molitrice. La regolazione della velocità avveniva tramite chiuse e leve. Il sistema ricorda gli antichi mulini arabi.
   Nel palmento o sala di molitura, il mugnaio svolgeva le operazioni necessarie per la sfarinatura del grano o altri cereali.
La ruota molitrice ruotava su una pietra circolare fissa. Le due ruote erano di roccia durissima. 
   La tramoggia, montata sul sistema di
rotazione, convogliava il grano o altri farinacei tra le due ruote, tramite un foro regolabile; qui veniva schiacciato e ridotto in farina dalle scanalature della ruota girevole. La farina era espulsa all'esterno dal movimento della ruota o da una pala fissata alla ruota.
Il grado di finezza della farina era regolato da leve che agivano sull'asse portante.
       Ogni 10-20 giorni, si ripristinavano le scanalature mediante scalpellatura a mano.



            Tra mulini, fornaci, pini ed eucalipti
                                                      nel PESCOGROSSO

 

       

    
       




       La Comunità Montana del Basso Sinni , Tursi,
nel mese di Settembre ha provveduto ad una accurata pulizia della fornace e dei mulini che ora emergono in uno stupendo paesaggio, immersi nel verde dei pini e degli eucalipti.
          La zona è facilmente raggiungibile a piedi.

          Le immagini di sopra mostrano i resti dei mulini e della fornace dopo il lavoro di pulizia fatto dagli operatori forestali della Comunità Montana del Basso Sinni.
       

          TECNICI e STUDIOSI s'incontrano a Pescogrosso
     Invitati da Francesco Gallicchio, un gruppo formato da Architetti , Ingegneri , tecnici, studiosi ed estimatori si è ritrovato la mattina di Domenica 9 Ottobre presso i mulini di Pescogrosso.
      Particolarmente gradita la presenza di S.E. il Vescovo Nolè.
      Ognuno ha manifestato il proprio entusiasmo ed espresso pareri circa la data di costruzione dei mulini, lo stile, il sistema di funzionamento,ecc., ipotizzando una possibile ristrutturazione e utilizzazione nel futuro.
       Un discorso puramente tecnico e molto interessante.


La foto:da sinistra: Arch.De Biase, Rocco Campese, S.E.Mons.Nolè, Franco Ragazzo, Vincenzo Di Noia, Ing.Castronuovo, Prof.S.Martire, Francesco Gallicchio, Arch.Di Gregorio; Piegati, Vincenzo Nuzzi e Nicola Alfano.


Le foto:di spalle il Prof.Martire, in fondo il Geom.Crispino e l'ing.Castronuovo; nell'altra foto l'ing.Castronuovo Francesco Gallicchio sotto la volta a mostrare la bocca della fornace.

 



           









 i
Tursitani hanno "ritrovato" i loro mulini
         La fornace e i mulini sono diventati il centro di interesse di ogni conversazione: se ne parla per strada, in piazza, nei circoli, tra gente comune e fra tecnici e studiosi.
          In effetti è un pezzo di storia che riaffiora alla memoria.  
        
          Oggi ci si reca a Pescogrosso alla riscoperta dei mulini ormai ridotti a rovine. Anche se non più utili ai fini per i quali sono stati costruiti alcuni secoli or sono, questi mulini sono ora preziosi per la grande carica emotiva che hanno suscitato ed acceso in coloro che tra quei massi, lungo quegli argini, hanno vissuto momenti di spensieratezza giovanile quando in alcune pozze d'acqua si tuffavano per improbabili bagni rimediando all'impossibilità di andare al mare.     Da anni ormai nessuno più si recava nei pressi della località Santissimo se non per una salutare passeggiata nella pineta.     Ora possiamo sperare che, se non alle "Vurie", alle "chianche" ove si battevano e lavavano i panni, poi stesi ad asciugare sui cespugli, e nemmeno per andare a sfarinare il grano, da oggi molti si ritroveranno ai mulini per riportare alla memoria un momento del passato, un ricordo di se stessi ragazzi.

Le foto: il Prof.S.Salerno, V.Di Noia, l'ing. A.Castronuovo, F.Gallicchio, il prof. S.Martire, A.Popia;
nell'altra foto, l'arch. F.De Biase, R.Campese, S.E.Mons.Nolè, F.Ragazzo, V.Di Noia, l'ing. A.Castronuovo, F.Gallicchio, V.Nuzzi, Geom.N.Crispino.

 
NON PASSEREMO INDIFFERENTI                                     
Tra gli eucalipti del pescogrosso
non passeremo più indifferenti
lo sguardo volgerà agli antichi mulini
e affioreranno i ricordi...
le corse affannose
le salite e le risalite
su per la sponda dirupata;
la caccia ai passeri
con freccia e tagliola;
le sassate
i bagni e i tuffi nell'acqua fredda
di insidiose conche...
le donne
alla pietra piegate
tra sporte e fagotti

lavare panni
in acqua di gelo frantumato

di buon'ora
in luogo aspro e lontano
in alto
per migliore postura...
i bambini
sguazzare nell'acqua,
stanare rospi e rincorrere lucertole;
perdersi
tra rovi e tamerici di angusti sentieri
strappare i panni
mossi dal vento
ai cespugli spinosi...
Non sarà più la stessa
la passeggiata in pineta
lo sguardo volgerà agli antichi mulini
e affioreranno i ricordi…

Le foto: Geom.Crispino, F.Gallicchio, Ing.Castronuovo, Arch.D.Di Paola;        Nell'altra, S.E.Mons.Nolè, Geom.N.Crispino.
          La fornace, i mulini, il verde costituiscono un'immenso tesoro che dev'essere custodito con amore.
               Merito e plauso a coloro che si sono interessati e si interesseranno per la tutela dei nostri beni.