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                                                     A L B I N O    P I E R R O
'A terra d'u ricorde

S'i campène
di Pasck
su' paroue
di Crist
ch'è fatte nghiure
'a morte,
mò sta parleta
frisca di paise
jèttete
u bbànne
e dìcete:
"vinèse a què,
v'àgghie grapute
i porte".

                                    Albino Pierro,1959 
  
Albino Pierro, Tursi, 19 Novembre 1916 - Roma, 23 Marzo 1995

IL POETA,
IL VILLAGGIO E LE SUE VOCI

             Ricordo di Albino Pierro a 10 anni dalla sua scomparsa
TURSI.
Albino Pierro è stato ricordato dal 15 al 21 Maggio 2005 con una serie di manifestazioni che ha fatto riecheggiare la poesia di Pierro nell'aula Magna dell'ITGC Manlio Capitolo, sul terrazzo della Casa del poeta , nel salone di Palazzo Brancalasso, nella Rabatana e in tutto il resto del paese. E' stata una settimana vissuta intensamente nel ricordo del grande poeta.
    Nel salone di Palazzo Brancalasso
(sede della Società Operaia)"Serenata in omaggio a Don Albino" coro poetico a musica a cura di Rocco Campese e con la partecipazione di poeti e artisti locali;    
   
 In Rabatana "Performace di Arte contemporanea ispirata alla poetica di Pierro", a cura di Salvatore Sebaste e con la partecipazione di numerosi artisti;
    Nel salone di Palazzo Brancalasso (sede della Società Operaia)si è esibito Domenico A.Padula insieme a Rocco Campese, Gaetano Bruno e Michele Santoro, in " Calore lucano e Passione Napoletana";
    Nell'aula Magna dell'ITGC Manlio Capitolo
Ugo De Vita, autore-attore, nel recital "Un tempo breve", poesie di Pierro accompagnate dal violinista M° Luca Blasio;
     Sul terrazzo della Casa del poeta
"Ringraziamento alla poesia", recital di Dino Becagli con intermezzi musicali di Lucia Pesacane e Vito Stano;
     Nell'aula Magna dell'ITGC Manlio Capitolo presentazione del libro " Sulle rive dello Jonio" di Vincenzo D'Acunzo a cura di Rocco Brancati e proiezione DVD su Pierro;

     La manifestazione, ben riuscita, è stata curata nei minimi particolari dall'assessore alla Cultura Francesco Ottomano.    Nella serata conclusiva, nell'aula Magna dell'ITGC Manlio Capitolo, dopo la presentazione dell'Assessore Ottomano e i saluti del Sindaco Caputo sono intervenuti:
Emerico Giachery, poeta e saggista
il Prof. Giorgio Delia
Franco Trifuoggi, biografo
Rosa Maria Fusco, poetessa
Carmine Nigro, Presidente Amm.Prov.Matera
Vito De Filippo, Presidente Giunta Reg.Basilicata
Nicola Merola, Docente Un.Studi di Calabria
il Dott. Rocco Brancati ha coordinato i lavori ed ha curato la proiezione di filmati in DVD su Pierro.Ha presenziato Rita Pierro, figlia del poeta.
    Presente un folto pubblico che ha potuto effettuare l'annullo filatelico a ricordo del Decennaledella scomparsa di ALBINO PIERRO  (23 Marzo 1995)

Albino Pierro nasce a Tursi il 19 Novembre 1916.
            
La madre muore giovanissima lasciando Albino di due mesi.
            Il pensiero della madre morta e il ricordo della fanciullezza vissuta nella terra natia, accompagnano il poeta per tutta la vita e sono fonte ispiratrice della sua poesia.
            Spirito inquieto, trascorre la giovinezza in varie città, ove studia.
            Il 1946 incomincia a scrivere poesie in lingua italiana.
            Nel 1959, il poeta abbandona la lingua italiana per esprimersi in Tursitano.
           Nel 1975 vince il premio Carducci per la poesia con la raccolta di poesie in dialetto
           "Nu belle fatte".
           Il 30 e 31 Ottobre 1982 si svolge, nella Cattedrale Tursi, un convegno-studi su "La poesia di A. Pierro".
           Più volte negli anni ottanta viene candidato al premio Nobel per la poesia.
          Il 1992 l'Università di Basilicata gli conferisce la laurea Honoris Causa in lingua e letteratura straniera.
           Il poeta muore a Roma il 23 marzo 1995, la salma viene tumulata nella cappella di famiglia.    
Dal 1995, con delibera del Consiglio Comunale, Tursi si fregia del titolo

"TURSI CITTÀ DI PIERRO".
Vincenzo Nuzzi, Nicola Crispino, Albino Pierro, Rocco Bruno, Domenico Padula,
il giorno del conferimento della Laurea Honoris Causa al poeta.
POTENZA 1992

Bibliografia Albino Pierro:
o Liriche, Roma 1946;
o Nuove liriche, Roma 1949;
o Mia madre passava, Roma 1956;
o Il paese sincero, Roma, 1956
o Il transito del vento, Roma 1957;
o Poesie, Roma, 1958;
o Il mio villaggio, Bologna 1959;
                          .
o Agavì e sassi, Roma 1960;     
o Appuntamento, Bari 1967.
o 'A terra d'u ricordo (Roma 1959);
o Metaponte (Roma 1963);   
o I nnammutete (1963);
o Metaponto (Bari 1966);
o Ndu piccicarelle di Turse (Bari 1967);
o Eccò a morte? (Bari 1969);
o Famme dorme (Milano 1971);
o Curtelle a lu sòue (Bari 1973);
o Nu belle fatte (Milano 1975); 
o Comme agghi' a fè? (Milano 1977);    
o Sti mascre (Roma 1980);
o Dieci poesie inedite in dialetto Tursitano (Lucca 1981);
o Metaponto (Milano 1982);
o Albino Pierro 14 poesie e 9 disegni (Milano 1977);
o Ci uera turnè (Ravenna 1982);
o Si po' nu jurne (Torino 1983);
o Poesie Tursitane (Venezia 1985);
o Tante ca parete notte (Galatina 1986);
o Un pianto nascosto (Torino 1986);
 o Nun c'è pizze di munne Milano 1992). 

                        Lo studio di A.Pierro

 





                           La casa di A.Pierro




 



                       A.Pierro e C.Fonseca

                             La poesia di Albino Pierro    
 
     
 Elemento fondamentale della poesia di Albino Pierro è la ricerca del passato attraverso un lungo viaggio in una interiorità indifesa e preoccupata. Pierro è un archeologo che scava nel suo spazio interiore, riesuma memorie e ricordi del tempo andato, quello dolce e sereno vissuto nel paese natio.
     Tursi diviene la patria affettiva, il luogo amato, la terra del ricordo: spazio privilegiato, mitico, perfetto, entro il quale si è compiuta e consumata la dolce ala della giovinezza.
     C'è una stretta attinenza tra l'anima del poeta e il paesaggio che, nei suoi elementi caratterizzanti, assume quasi valore di allegoria figurale: 'A Ravatène, i vigghiotte, 'a strète de sèrre, 'u ponte d'u canèe, riproducono le persone, le loro abitudini, i loro modi di essere, ma rappresentano soprattutto lo specchio dell'anima del poeta.

  
Nun ci pozze accustè cchiù a lu paise.
   Picca prime di ci arrivè,
   e a manche di chi ci azzòppete,
   c'è na streticella menze torte.
   Quillu picca stozze ca si ni vìrete
   j'è com'a nu curtelle atturcigghiete
   nd'i grire di na chianche nda na rùzzine
   ca ti fàine ll'occhie appannète.     
          Non ci posso più giungerci al paese
              poco prima di arrivarci
             e a sinistra di chi ci giunge
             c'è una stradina mezzo storta.
                                            Quel piccolo tratto che si vede
                                            è come un coltello attorcigliato
                                            nel grido di una trappola arrugginita
                                            che ti fanno gli occhi appannati.     (Pierro, da "famme dorme")
                                              
    La terra natia appare al poeta come uno scenario spettrale, quasi minaccioso.
Il paese è percepito non come realtà geografica ma come condizione umana.  
           Quante vote l'ammme viste
           pure cchi ll'occhi chiuse
           vacante nu paise.
           Quante volte lo abbiamo visto
           pure con gli occhi chiusi
           vuoto un paese.   (Pierro,da Curtelle a lu soùe)
       Il motivo conduttore del ricordo, si snoda e fa da nota di accordo alle liriche pierriane, ai sogni-incubo di un'epoca mitica ormai dissolta, ad una dimensione di paese svanito. Il tema memoriale è la nota caratterizzante presente e vibrante già nelle prime esperienze in lingua.
                       Ero giunto al villaggio
                       come la fiaccola dispersa
                       d'una processione notturna      (Pierro,da Appuntamento)
       Il continuo rammemorare produce ossessioni, immobilizza in un epoca perduta e rende presaghi della morte incombente ed ineliminabile. Ne nasce un mondo magico, evanescente, in cui l'elemento autobiografico penetra e si confonde nelle immagini di un paese specchio dell'anima.
      E' il luogo dove cercare se stesso, la propria identità e la vera umanità. Da qui si aprono le pieghe de1 suo malinconico dire, dal viscerale e profondo amore per questa Terra - Madre.
      Il villaggio è l'ombelico da cui si dipartono tutte le tensioni, è il luogo in cui si intrecciano i rapporti umani, dove scorre silenziosa la vita e in cui emerge ogni singola identità, e dove ogni identità diviene tutt'uno tra le altre.
      Per il poeta, "U Paise" diventa il pozzo da cui attingere la linfa vitale che lenisca l'angoscia della vita tanto dolorosa e amara e faccia da antidoto al veleno della crudeltà degli uomini. Non bisogna dimenticare, peraltro, il
dolorosissimo evento della morte della giovane madre che segnò per sempre l'infanzia del poeta.
      Una ferita aperta e mai rimarginata che riesce a trovare sollievo, meglio ancora sublimazione,proprio nella rievocazione e nel sentire visceralmente l'affetto per la sua terra che, anche per questo, diventa   Terra-Madre, Matria, per una sorta di identificazione con la madre defunta, dunque come elemento che dà e trattiene le radici della vita, che nutre e cresce.
 Da "  U Uagnenèlle di Albino Pierro,"    di Teresa Crispino1994             
                               
Sopra, a Tursi 30 Ottobre 1982, Mario Trufelli intervista Albino Pierro;