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Ricordo di Albino Pierro a 10 anni dalla sua scomparsa |
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Albino Pierro nasce a Tursi il 19 Novembre 1916. |
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| Bibliografia Albino Pierro: o Liriche, Roma 1946; o Nuove liriche, Roma 1949; o Mia madre passava, Roma 1956; o Il paese sincero, Roma, 1956 o Il transito del vento, Roma 1957; o Poesie, Roma, 1958; o Il mio villaggio, Bologna 1959; . o Agavì e sassi, Roma 1960; o Appuntamento, Bari 1967. o 'A terra d'u ricordo (Roma 1959); o Metaponte (Roma 1963); o I nnammutete (1963); o Metaponto (Bari 1966); o Ndu piccicarelle di Turse (Bari 1967); o Eccò a morte? (Bari 1969); o Famme dorme (Milano 1971); o Curtelle a lu sòue (Bari 1973); o Nu belle fatte (Milano 1975); o Comme agghi' a fè? (Milano 1977); o Sti mascre (Roma 1980); o Dieci poesie inedite in dialetto Tursitano (Lucca 1981); o Metaponto (Milano 1982); o Albino Pierro 14 poesie e 9 disegni (Milano 1977); o Ci uera turnè (Ravenna 1982); o Si po' nu jurne (Torino 1983); o Poesie Tursitane (Venezia 1985); o Tante ca parete notte (Galatina 1986); o Un pianto nascosto (Torino 1986); o Nun c'è pizze di munne Milano 1992). |
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La poesia di Albino Pierro Elemento fondamentale della poesia di Albino Pierro è la ricerca del passato attraverso un lungo viaggio in una interiorità indifesa e preoccupata. Pierro è un archeologo che scava nel suo spazio interiore, riesuma memorie e ricordi del tempo andato, quello dolce e sereno vissuto nel paese natio. Tursi diviene la patria affettiva, il luogo amato, la terra del ricordo: spazio privilegiato, mitico, perfetto, entro il quale si è compiuta e consumata la dolce ala della giovinezza. C'è una stretta attinenza tra l'anima del poeta e il paesaggio che, nei suoi elementi caratterizzanti, assume quasi valore di allegoria figurale: 'A Ravatène, i vigghiotte, 'a strète de sèrre, 'u ponte d'u canèe, riproducono le persone, le loro abitudini, i loro modi di essere, ma rappresentano soprattutto lo specchio dell'anima del poeta.Nun ci pozze accustè cchiù a lu paise. Picca prime di ci arrivè, e a manche di chi ci azzòppete, c'è na streticella menze torte. Quillu picca stozze ca si ni vìrete j'è com'a nu curtelle atturcigghiete nd'i grire di na chianche nda na rùzzine ca ti fàine ll'occhie appannète. Non ci posso più giungerci al paese poco prima di arrivarci e a sinistra di chi ci giunge c'è una stradina mezzo storta. Quel piccolo tratto che si vede è come un coltello attorcigliato nel grido di una trappola arrugginita che ti fanno gli occhi appannati. (Pierro, da "famme dorme") La terra natia appare al poeta come uno scenario spettrale, quasi minaccioso. Il paese è percepito non come realtà geografica ma come condizione umana. Quante vote l'ammme viste pure cchi ll'occhi chiuse vacante nu paise. Quante volte lo abbiamo visto pure con gli occhi chiusi vuoto un paese. (Pierro,da Curtelle a lu soùe) Il motivo conduttore del ricordo, si snoda e fa da nota di accordo alle liriche pierriane, ai sogni-incubo di un'epoca mitica ormai dissolta, ad una dimensione di paese svanito. Il tema memoriale è la nota caratterizzante presente e vibrante già nelle prime esperienze in lingua. Ero giunto al villaggio come la fiaccola dispersa d'una processione notturna (Pierro,da Appuntamento) Il continuo rammemorare produce ossessioni, immobilizza in un epoca perduta e rende presaghi della morte incombente ed ineliminabile. Ne nasce un mondo magico, evanescente, in cui l'elemento autobiografico penetra e si confonde nelle immagini di un paese specchio dell'anima. E' il luogo dove cercare se stesso, la propria identità e la vera umanità. Da qui si aprono le pieghe de1 suo malinconico dire, dal viscerale e profondo amore per questa Terra - Madre. Il villaggio è l'ombelico da cui si dipartono tutte le tensioni, è il luogo in cui si intrecciano i rapporti umani, dove scorre silenziosa la vita e in cui emerge ogni singola identità, e dove ogni identità diviene tutt'uno tra le altre. Per il poeta, "U Paise" diventa il pozzo da cui attingere la linfa vitale che lenisca l'angoscia della vita tanto dolorosa e amara e faccia da antidoto al veleno della crudeltà degli uomini. Non bisogna dimenticare, peraltro, il dolorosissimo evento della morte della giovane madre che segnò per sempre l'infanzia del poeta. Una ferita aperta e mai rimarginata che riesce a trovare sollievo, meglio ancora sublimazione,proprio nella rievocazione e nel sentire visceralmente l'affetto per la sua terra che, anche per questo, diventa Terra-Madre, Matria, per una sorta di identificazione con la madre defunta, dunque come elemento che dà e trattiene le radici della vita, che nutre e cresce. Da " U Uagnenèlle di Albino Pierro," di Teresa Crispino1994 Sopra, a Tursi 30 Ottobre 1982, Mario Trufelli intervista Albino Pierro; |
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