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RABATANA ( 'A RAVATÈNE') La
Rabatana (da 'Rabhàdi', borgo), è situata nel punto piùalto
del paese ed è letteralmente circondata per ogni lato da profondi
e inaccessibili burroni che costituiscono il fantastico mondo delle 'Jaramme'
di Albino Pierro. Situata
a 305 m/slm, domina il suggestivo paesaggio ionico della valle dell'Agri
e del Sinni.Il rione è stato il primo nucleo abitativo di Tursi. ![]() Per la sua posizione dominante e distaccata dal resto del paese, ha saputo conservare il dialetto e i costumi più genuini del popolo di Tursi. Fino a pochi decenni è stato un centro vitale molto popolato e importante, custode di tradizioni e propulsore di cultura. Rappresenta la memoria Storica di Tursi, le radici di ogni Tursitano. In Rabatana si può accedere: - dalla 'petrizze', attraversando il centro storico; - dalla moderna strada per il convento di S.Rocco;
- dalla strada Tursi - Caprarico; - dalla strada che da S.Quaranta sale per l'ex Convento di S.Francesco. Anticamente l'accesso era regolato dal portone di una torre situata presso il ponte denominato 'ponte della Rabatana', da una porta sistemata presso il piccicarello e da una porta situata presso il Castello. ![]() Oggi il nucleo primitivo sotto il castello è disabitato; la parte più recente, accessibile con gli automezzi, è invece abitata da tenaci cittadini che lì hanno la casa, i terreni, i ricordi. Le origini della Rabatana risalgono alla costruzione del castello da parte dei Visigoti di Alarico nel V sec.d.c. I Goti infatti, dopo aver semidistrutto Anglona, si ritirarono nella zona alta di Tursi costruendo prima un castello e poi un villaggio ove si rifugiarono anche i profughi di Anglona. Fu abitata in seguito da arabi Saraceni, che hanno dato il nome al villaggio. La Rabatana è collegata al resto del paese tramite una strada denominata in
dialetto 'petrizze', che spicca dal punto più alto del rione S.
Michele verso l'estremo pizzo (piccicarello) della Rabatana, elevandosi
imponente fra i burroni del fosso S.Francesco e i burroni del fosso Cattedrale.In
dialetto Tursitano si dice 'petrizze' pronunciando la parola con la 'e'
muta.![]() La 'Petrizza' è un'ampia e ripida strada ricoperta da un selciato di pietre che si estende sui burroni per oltre 200 metri di lunghezza. Poggia su un costone di timpa e all'origine era un selciato a gradini interamente costruito in pietre calcare non squadrate, di varie dimensioni, incastrate fra loro spesso senza frapposizione di malta. Ai lati si alzavano robusti muretti di protezione, di pietre, finiti in superficie da un piano di mattoni d'argilla murati a coltello. I gradini erano molto larghi e bassi, tali da poter consentire agevolmente il camminamento a persone e animali. Oggi la 'petrizze' rimodernata non genera più le emozioni di una volta. Le balze che circondano la Rabatana creano effetti suggestivi e misteriosi:salendo la 'petrizza' si ha la sensazione che i burroni ruotino paurosamente intorno e che la Rabatana si avvicini quasi a venirci addosso. Scendendo si ha la sensazione di precipitare nei profondi dirupi. ![]() La sua posizione ci consente di godere il paesaggio delle campagne limitrofe ed in lontananza i colori dei paesi circostanti, il mare e i monti del massiccio del Pollino. Carlo Doria, nipote di Andrea Doria, signore di Tursi, nel 1600 la fece costruire a sue spese in sostituzione di un viottolo molto pericoloso. La Petrizza, per volere di Carlo Doria, fu costruita con lo stesso numero di gradini di un suo Palazzo a Genova che in seguito denominò 'Palazzo Tursi'. Il Palazzo, adibito a municipio della Città di Genova, conserva ancora oggi, questa denominazione. In Rabatana si possono percorrere le strette stradelle dei ruderi del nucleo primordiale e visitare quel che resta delle umili abitazioni, spesso di un solo vano a pianterreno, ove la gente vi dimorava con gli animali domestici: cane, gatto, asino, maiale, galline. ![]() Le case, i vicoli, i palazzi, denotano un'architettura semplice, povera, con appena qualche cenno di barocco nei palazzi signorili di cui si possono ammirare le strutture. La Rabatana è argomento di seminari e progetti di ripristino. Nella parte abitata, si interviene per migliorare i servizi, pur sempre carenti, e la viabilità molto difficile. ![]() Nella parte più antica è stato restaurata un'intera casa nobiliare e ristrutturata a centro di accoglienza con albergo e ristorante da parte della società 'Quadrifoglio' dei fratelli Popia. Il complesso è in fase di ultimazione. É continua meta di turisti e visitatori, locali, italiani e stranieri soprattutto per merito di Albino Pierro che ha saputo trovare nella Rabatana la fonte ispiratrice di tutta la sua poesia fatta di ricordi della fanciullezza, immagini, evocazioni di momenti irripetibili. Il mondo di Pierro e la Rabatana sono noti a tutto il mondo. Il poeta è nato in una piccola casa della Rabatana da Salvatore Pierro e Margherita Ottomano, maestra elementare presso la scuola del rione. E proprio nel suo amato rione ha saputo trovare l'ispirazione di tutta la sua poesia. ![]() L'antico rione Rabatana, luogo compreso e separato dal paese, disposto sull'altura di una zona caratterizzata da jaramme e fossi arsi dal sole.La notte il vento vi s'intrufola generando strani rumori, sinistre voci che risvegliano le civette. L'autore ripensa e rivive quei luoghi, rivede i "Ravetanèse" vivere nella miseria, in promiscuità con la loro scarsa ricchezza "Ciucce e Purcèlle" ( asini e porcelli), ma sono anche capaci di divertirsi al suono di chitarre e mandolini. 'A Ravatène è la poesia più significatica, più letta e più conosciuta di tutta la produzione di Pierro. Racchiude perfettamente tutti i motivi pierriani: il paese, il ricordo, il passato, la madre, la fanciullezza. Le foto sono di Nicola Crispino. Dall'alto verso destra, la petrizza, affreschi della chiesa, archi del piccicarello, la chiesa, casa con scala, casa arcata, le iaramme, il presepe, palazzo nobiliare, sarcofago De Giogiis della famiglia Doria.
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