TURSI
Aggrappato
tenacemente
ai costoni di una roccia arenaria,
in una verde vallata tra il fiume Agri e il fiume Sinni,
a 20 km dalla costa Jonica,
sorge il paese di TURSI
L'abitato è situato nella zona collinare interna del suo territorio e dalle
parti alte si ammira un paesaggio compreso fra il mare, i due fiumi ed
il massiccio del Pollino.
Il paese, profumato dai rosmarini
e dalle zagare dei suo aranceti, è immerso nella macchia mediterranea
ed è circondato dal verde di pini, ulivi, eucalipti, nota dominante
di un paesaggio spesso interrotto da aridi e desolati calanchi.
Ai lati dell'antico abitato, gli ex conventi di
San Rocco e di San Francesco guardano il paese e dominano il paesaggio.
Al tramonto, guardando il paese disposto
come intorno ad un antico anfiteatro, si scopre una bellezza unica e staccata
dai classici esempi di itinerari Turistici.
Le fonti della storia locale
Tracciare uno schema riguardante le origini di Tursi è un'impresa molto ardua, in quanto i documenti in merito sono scarsi e imprecisi.
Antonio Nigro, dottore in medicina ed attento archeologo, ha lasciato un unico e insostituibile documento storico del paese con la sua opera:
· "Memoria Topografica Istorica sulla città di Tursi e sull'antica Pandosia di Eraclea oggi Anglona", pubblicata a Napoli il 1851.
Rocco Bruno, nato a Tursi il 5.1.1939, storico e studioso del costume locale, con le sue opere riguardanti la Storia e il Costume di Tursi, ha colmato la lacuna sulla Storia e gli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita di Tursi.
Attualmente è la fonte più autorevole della storia locale ed accresce le sue conoscenze, con continue ricerche nel territorio, sulla storia, su gli usi e sui costumi di Tursi.
La terra del ricordo
Ogni uomo avverte il desiderio e il bisogno di conoscere le proprie radici e la storia del paese natio.
"È insito nell 'uomo un ardente desìo di conoscere l'avvenire; ma essendo un attributo della divinità, procura egli perciò di sapere almeno il passato... "
(A.Nigro, Memoria Topografic Istorica sulla Città di Tursi, 1851)
Albino Pierro, poeta dialettale Tursitano tra i più grandi del Novecento ha stimolato l'interesse per Tursi, per la sua storia, per il suo passato ed ha fatto conoscere il paese e la Rabatana in tutto il mondo.
Il Poeta, lontano dalla terra natia, avverte un forte richiamo verso i luoghi a lui cari cosicchè ogni paese lo riconduce al suo, unico e insostituibile: Tursi, la terra del ricordo
e della fanciullezza
mai dimenticata.
Mò c'agghie turnéte le pozze dice:
" Su' proprie tante i paise ".
Eppure, si le cunte, m' arrivèntene
schitte une
e com' a mmi nfilice.
Adesso che sono tornato lo posso dire:" sono proprio tanti i paesi ". Eppure, se li conto, mi diventano soltanto uno e come me infelice.(Albino Pierro, da ' Curtelle a lu sòue')
Le origini di TURSI
Lo scenario della Siritide
Gli scavi archeologici eseguiti in Basilicata e in particolare nella zona fra Anglona e Policoro hanno accertato l'esistenza di insediamenti umani risalenti fino al 3000 a.c.. Gli abitatori di queste zone sono denominati Enotri.
In particolare gli abitatori della zona compresa tra il fiume Agri, il fiume Sinni, Tursi e Policoro, vengono detti Coni.
Siris, Metaponto ed Heraclea sorsero ad opera dei Greci che nel sec. VIII a.c. giunsero nella zona costiera Ionica provenienti dalle Isole Greche e dall'Asia minore.
· Siris si ritiene fondata all'inizio del VII sec. a.c. dai popoli dell'Epiro.
Secondo Strabone la città sorgeva sulla riva sinistra del fiume Sinni (anticamente Siris) da cui prese il nome, presso Policoro. Siris era molto estesa e l'insediamento urbano era sito in più punti del territorio ed anche dove sarebbe poi sorta Heraclea. Siris fu distrutta verso la metà del VI sec. a.c.. da Metaponto, Sibari e Crotone, gelosi della sua grandezza.
· Heraclea sorse sulle rovine di Siris, tra il 443 e il 430 a.c., a confine con Pandosia, per volere dei Tarantini. Di Heraclea si hanno notizie fino al V secolo d.c.. Nel IX sec. d.c. la città viene menzionata col nome di Polychorium (o Pollicorium). Nel 1126 in un atto di donazione al monastero di Carbone, compare il nome di Policoro.
· Pandosia, la più antica città pagana della Siritide, secondo Stradone, fu fondata dall'antica tribù degli Enotri prima dell'anno 1000 a.c. tra l'Agri e il Sinni. Pandosia era molto ricca e importante sia per la fertilità del terreno che per la sua posizione strategica.
Presso Pandosia, nel fiume Agri, durante la battaglia contro i Lucani, nel 326 a.c., fu ucciso Alessandro il Molosso, re degli Epiroti e zio di Alessandro Magno. Inoltre la zona fu campo di battaglia della guerra di Pirro contro i Romani nel 281 a.c.. Il re dell'Epiro, accampatosi tra Heraclea e Pandosia, spaventò ed attaccò i soldati Romani utilizzando un gran numero di elefanti. Questa zona fu anche teatro delle operazioni di Annibale nel corso della Seconda guerra punica contro i Romani, nel 214 a.c.. La città fu distrutta da Silla tra l'anno 81 e l'anno 72 a.c..
· Anglona, si presume, sorse sulle rovine di Pandosia, poco prima dell'era cristiana, anche se le notizie sono incerte e confuse, e fu una cittadina assai fiorente.
I Visigoti di Alarico nel 410 d.c. saccheggiarono e semidistrussero Anglona che successivamente si spopolò lentamente, soprattutto ad opera di Saraceni e Bizantini che favorirono la nascita di Tursi.
Infine, ormai ridotta a un casale, nel 1400, ai tempi della Regina Giovanna I, una centuria facinorosa di soldati la incendiò distruggendola completamente risparmiando soltanto la Cattedrale.
TURSI
Il primo insediamento umano di Tursi fu probabilmente di natura grottale, di cui ancora oggi rimangono tracce evidenti, in seguito, sarebbe sorto il castello e la Rabatana.
Presso il Castello sono state rinvenute monete, tombe e vasellame risalenti al I secolo d.c. Gli studi sui reperti archeologici dei recenti scavi eseguiti presso la citata zona del Castello hanno dimostrato la presenza di insediamenti umani nel territorio avvenuti tra il VII e il VI secolo a.c. e alcuni reperti fanno ipotizzare la presenza umana addirittura tra i secoli XV e IX a.c. cioè tra l'età del bronzo e l'età del ferro.
Gli insediamenti sarebbero avvenuti presso il Castello , presso la località Murata e presso il Cozzo di San Martino , in grotte o capanne nascoste tra le rocce. Presso la località Murata , poco distante da Tursi, sulla destra del fosso della rabatana verso la foce del fiume agri , sono stati rinvenuti scheletri, tombe e oggetti vari e si presume sia esistito un villaggio fortificato in epoca romana.
Alcuni ritengono che esuli Pandosiani popolarono la zona nel 281 a.c., dopo essere scampati alla battaglia fra Pirro e i Romani. Un'altra ipotesi sostiene che gli esuli di Anglona, nel 410 d.c., ripararono nella zona collinare chiamata Murata e in seguito gli Ostrogoti costruirono il Castello.
I cittadini di Anglona e Pandosia avrebbero comunque abitato la zona prima e dopo la distruzione delle loro città e avrebbero influenzato e determinato la nascita di Tursi. Caduto l'Impero Romano d'Occidente, i Goti di Odoacre , divisi in Visigoti di Alarico e Ostrogoti di Teodorico, invasero le nostre contrade, portando terrore, strage e morte. Dominarono il meridione e le nostre zone dal 410 fino al 553 ed in questo periodo edificarono Castelli a difesa e dominio dei loro territori.
Gli storici locali fanno risalire le prime tracce di Tursi ai Visigoti di Alarico i quali, dopo aver distrutto Anglona nel 410 d.c . , occuparono le zone interne e costruirono un Castello di dominio e difesa sulla collina della Rabatana ove, prima e dopo i Goti, sarebbero giunti i cittadini di Anglona.
Il governo dei Goti nel meridione durò 77 anni, dal 476 al 553, durante i quali eressero Castelli sui luoghi elevati. Teodorico lasciò molti di Castelli nelle terre da lui conquistate.
Subentrarono i Bizantini che li sgominarono definitivamente nel 554. I Longobardi , giunti nelle regioni meridionali, dove fondarono il ducato di Benevento, contesero il territorio ai Bizantini che alla fine furono costretti ad arrendersi.
Nel 598 Longobardi e Bizantini si spartirono la penisola e Tursi rimase sotto i Bizantini. Nel 754, i Franchi sconfissero i Longobardi dopo 150 anni di dominio.
Gli Arabi Saraceni, provenienti dall'Africa, nel 826 iniziarono la conquista del meridione, difeso da Longobardi e Bizantini, attraverso la Sicilia e la Calabria e intorno al 850, iniziarono la conquista della costa Ionica e quindi del Metapontino, di Anglona e di Tursi riuscendovi dopo diversi tentativi del loro capo Apolaffar.
I Saraceni , dal 850 circa fino al 890 occuparono e dominarono l'esistente nucleo abitativo della Rabatana. Gli Arabi stabilirono la loro base attorno al castello ‘Ribat' (insediamento fortificato) ove riparavano durante le loro scorrerie, perché la zona, posta sull'altura, tra due fiumi navigabili, poco distante dal mare, offriva condizioni favorevoli di attacco e difesa.
I Saraceni abitarono numerosi la Rabatana ma non ne furono i costruttori: durante la breve permanenza il nascente borgo crebbe, anche a spese della vicina Anglona i cui cittadini vi si rifugiarono per trovare sicurezza e difesa, e fu denominato Rabatana, nome che proviene dall'arabo Rabhàdi e che testimonia la presenza araba.
I Saraceni furono comunità di mercanti e artigiani che fecero della Rabatana la loro dimora segnando gli usi, i costumi e il dialetto degli abitanti. Loro tracce si notano nell'architettura, negli archi e nelle volte dei vicoli stretti, nelle costruzioni povere.
Molti fanno risalire l'origine di Tursi ai Saraceni ma tale interpretazione è dovuta soltanto alle numerose testimonianze e impronte che questi hanno lasciato sul luogo. Il primo documento certo riguardante Tursi risale al 968 , anno di istituzione della Diocesi. La Rabatana, durante la permanenza dei Saraceni, era già un grosso e importante borgo di religione cristiana. Il silenzio delle fonti storiografiche, ha indotto sovente a diverse interpretazioni circa la sua origine, ma la storiografia locale non disdegna di supporre che i fondatori di Tursi furono i Goti .
Nel 890 i Bizantini sconfissero i Saraceni e rioccuparono l'ormai notevole borgo. In questo periodo si ebbe uno sviluppo demografico ed edilizio e l'abitato si estese verso valle, lungo i pendii dell'altura e prese il nome di TURSIKON, da Turcico suo fondatore, trasformato in Tursico ed infine in TURSI. La posizione di Tursi, al limite della piana della Siritide, favorì il suo espandersi.
Tra le sue mura, difese dal Castello e dai profondi burroni, giunsero gli abitanti della Siritide dalle zone costiere malariche e indifese dai pirati e dai Saraceni. Grazie all'ottima posizione geografica sulla via che univa l'Appia alla Taranto-Reggio Calabria e sulla confluenza delle reti fluviarie dell'Agri e del Sinni, costituiva un nodo strategico tra la pianura metapontina e le regioni montane.
Nei paesi Lucani i Bizantini formarono nuove chiese vescovili che assunsero un'importanza primaria nei contrasti tra la chiesa latina e quella greca. Nel 968 Tursi divenne sede di Diocesi con Cattedra presso la Chiesa della Rabatana e Capoluogo del Thema di Lucania, che confinava con quello di Longobardia e di Calabria.
Nel 1060 nella Chiesa di S. Michele si svolse il Sinodo dei Vescovi. Dopo la distruzione di Anglona, nel 1400, Tursi crebbe per merito dei fuggitivi di Anglona; Nei secoli XI, XII, XIII, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini contribuirono alla crescita del paese e durante il periodo Angioino fu contea dei Sanseverino fino al 1552;
Nel 1300 Tursi diventa Comune e nel 1500 contava 10.000 abitanti e 40 dottori in legge.
Il 8 Agosto 1545 , con bolla di papa Paolo III, la Diocesi di Anglona e quella di Tursi furono unite a formare la Diocesi di Anglona-Tursi che dal 26 Marzo 1546 ebbe effettiva Cattedra Vescovile presso la Chiesa dell'Annunziata di Tursi.
Nel 1552 Andrea Doria ricevette da Carlo V il ducato di Tursi; Carlo Doria, che a sua volta ereditò il ducato dallo zio Andrea, denominò la dimora di Genova, ‘Palazzo Tursi'.
Dal 1600 la popolazione si ridusse a causa della peste e dell'emigrazione ma rimase sempre uno dei più popolosi paesi della Basilicata.
Il 1769 il ducato dei Doria scomparve e i terreni, furono acquistati dalle famiglie Donnaperna, Picolla, Panevino, Camerino, Brancalasso, che si ingrandirono.
Nell'ottocento Tursi partecipa attivamente per la formazione dell'unità d'Italia e lotta contro il brigantaggio.
Il 1868 si ebbe l'istituzione del servizio postale a Tursi il cui il Direttore era Giuseppe Pierro, nonno di Albino Pierro.
Alla fine dell'Ottocento furono soppressi gli ordini religiosi esistenti nel territorio e si concluse anche la disputa tra Montalbano e Tursi con la definitiva assegnazione della frazione di Policoro al Comune di Montalbano Ionico.
Il fenomeno dell'emigrazione portò la popolazione sotto i 4000 abitanti.
Nel secolo scorso Tursi ha partecipato ai due conflitti mondiali e molti Tursitani, ricordati con un pubblico munumento, caddero per la difesa della Patria.
Al termine della seconda guerra mondiale anche per Tursi scoccò l'ora della rinascita: l'abbraccio dei reduci, la ricomposizione delle famiglie, la ripresa delle attività agricole ed artigiane, consentirono, dagli anni cinquanta in poi, un notevole progresso civile ed economico del paese.
Si costruirono case, strade, strutture sociali, edifici e servizi pubblici, per meglio soddisfare le crescenti necessità della popolazione. Le prime opere di costruzione furono eseguite nella parte bassa del paese, lungo la Provinciale Policoro-Tursi-Colobraro, strada di attraversamento interno denominata Via Roma, dove la maggior parte dei cittadini cominciò a trasferirsi perché più comoda ed accessibile agli automezzi.
Nel 1949 fu realizzata la sistemazione e bitumazione della strada provinciale (l'attuale Via Roma) e dal 1949 al 1953 furono eseguiti i lavori di costruzione della diga di Gannano, sul fiume Agri.
Dal 1952 al 1956, l'amministrazione comunale guidata dal Sindaco Dott. Mario De Santis diede un notevole impulso allo sviluppo sociale ed economico del paese realizzando numerose opere tra cui il tratto di strada carrozzabile che porta in Piazza Plebiscito, le fontane pubbliche, la torre dell'orologio del comune.
La realizzazione di piazza M.SS. di Anglona (nel 1951 ), la costruzione di piazza del monumento ( 1953-1955 ) sono considerate opere grandiose per quei tempi e sono state di fondamentale importanza per lo sviluppo futuro, considerata la loro centralità per ogni tipo di trasporto e comunicazione. Mons. Pasquale Quaremba, Vescovo dell'allora diocesi di Anglona-Tursi, dal 1947 al 1957, collaborò con le amministrazione dell'epoca, fornendo un forte impulso, morale, spirituale e civile per il miglioramento della comunità.
Gli anni cinquanta furono caratterizzati da una forte emigrazione all'estero (Svizzera, Francia, Germania) e in Italia (Genova, Milano, Torino) per motivi di lavoro.
Genova è la città che attualmente ospita alcune migliaia di Tursitani.
Gli 60 e 70 del novecento sono stati gli anni in cui le amministrazioni locali hanno dato un forte impulso allo sviluppo economico e sociale del paese.
Risalgono a quell'epoca l'incanalamento del Pescogrosso, la costruzione della casa comunale, gli edifici della scuola elementare, media e dell'ITCG., il mercato coperto, il campo sportivo.
Negli ultimi decenni si è migliorato l'aspetto esteriore della città, la viabilità, i servizi. Si è operato per il recupero della Rabatana e del centro storico. Di conseguenza si è ottenuto un incisivo incremento del Turismo con relativo sviluppo di attività collaterali e un notevole progresso civile ed economico del paese.
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