rabatana anglona notizie
     I L     P R E S E P E      
 La cultura del presepe è stata sempre presente a Tursi. Nelle case e nelle scuole si allestisce ogni anno il presepe mentre la rappresentazione del presepe vivente, con la relativa fiaccolata ha mosso i primi passi soltanto tra gli anni 70-80, riprendendo poi con nuovo entusiasmo nell'anno 2000.
     La meta della rappresentazione, dopo la fiaccolata per il borgo antico e i resto del paese, è la chiesa della Rabatana ove si celebra la S. Messa e si visita la cripta che conserva il presepe in pietra del XVI secolo, un vero gioiello.
     L'ipogeo della Chiesa Santa Maria Maggiore della Rabatana appartiene al VII-VIII secolo.I bellissimi affreschi che rappresentano storie varie di Santi e Profeti, nonché la Natività della Vergine, sono attribuiti a Giovanni Sabatino che li eseguì tra il 1547 e il 1550 per conto della Famiglia De Giorgiis. L'antica cripta, custodisce un altare dedicato a Santa Maria Maddalena e un sarcofago in pietra con lo stemma di San Giorgio, appartenente alla famiglia De Giorgiis e passato poi alla famiglia Doria.
    La cappella apre direttamente al bellissimo presepe di pietra, incorniciandolo sotto un basso e largo arco riccamente affrescato sempre dal Sabatino.
    Il presepe è attribuito all'artigiano Altobello Persio, nativo di Montescaglioso, ed è uno tra i migliori lavori dell'artista che ha lavorato nella bottega artigiana di Stefano Da Putignano lasciando significative tracce della sua arte scultorea a Matera e dintorni. Di presepi simili in pietra, scolpiti dall'artigiano di Montescaglioso, si conoscono almeno altri due esemplari, uno nel Duomo di Matera e l'altro in quello di Altamura.
    L'opera, di cui i Tursitani si sentono orgogliosi, è ben conservata nel tempo e protetta in luogo sicuro. Le sculture in pietra che rappresentano i tipici personaggi della cultura presepistica Lucana del XVI secolo, hanno acquistato nuova luce ed incisività in seguito allo scrupoloso restauro dell'intera cripta avvenuto nel 1997.
    La stalla, in questo caso una vera grotta in pietra con tantodi voltina a tutto sesto, è posta in posizione centrale, secondo i canoni dell'arte del presepe, e questa centralità conferisce notevole evidenza al significato della nascita del Bambino Gesù, venuto al mondo povero e umile fra gli uomini. Nella capanna oltre al classico quadro costituito dalla Madonna e S. Giuseppe in veglia presso il bambinello e dal bue e l'asinello alla mangiatoia, troviamo diversi angioletti sulla fronte della volta e dentro la capanna.
    I Re Magi, le figure, le case, i pastori, i regnanti, i castelli sono disposti tutt'intorno e in modo particolare al di sopra della grotta della natività che il Persio ha sistemato, non a caso, in posizione preminente rispetto all'intera rappresentazione.
    Notevole sono l'espressività dei personaggi e la ricchezza dei particolari delle figure che fanno del presepe del Persio un vero capolavoro. Una particolarità che distingue questo presepe è costituita dai tre cavalli, due neri e uno baio, cavalcati dai Re Magi. Soltanto in fondo si nota un cammello presso una bottega artigiana. Le figure, in pietra policroma, splendenti dopo il restauro, sono alcune fissate nel blocco cementato, altre mobili.
    Il presepe della Rabatana, autentica e preziosa testimonianza del profondo segno lasciato nell'arte presepistica dall'artista Antonello Persio, è un bene di grande valore storico-artistico-religioso ed è tappa obbligata per gli innumerevoli Turisti che si recano a Tursi.
LA CHIESA DI S.MICHELE
     La Chiesa è situata nella parte alta del centro storico, (270m slm) in un punto ancora densamente abitato.
     E' senz'altro giusto spendere enormi somme per restaurare opere di indubbio valore storico-artistico-culturale, dei quali esistono appena i segni, ma
è altrettanto giusto restaurare quelle opere ancora in piedi e facilmente recuperabili..
    E' il caso della Chiesa di San Michele Arcangelo.
    La mia voce vuole sensibilizzare le autorità civili e religiose al recupero della Chiesa.


      La Chiesa, dedicata a S. Michele Arcangelo è del X sec. È la più antica dopo la Cripta della Chiesa di S.Maria Maggiore della Rabatana.
     Nel 1060 ha ospitato il Sinodo dei Vescovi e nel 1545 vi fu trasferita, anche se soltanto per un anno, la Cattedra Vescovile.
     La struttura in pietre si presenta col prospetto ispirato a grande semplicità. Un'ampia gradinata porta al sacrato ove si apre l'unico portone d'ingresso che conduce all'interno sollevato di due gradini d'invito presso il tamburo di legno della metà del secolo scorso.
      L'interno è sistemato a croce latina con transetto adducente a due cappellette ai lati dell'altare cengtrale. La zona absidale è sollevata di un gradino ed è ornata di una semplice balaustra in pietra e un arco trionfale che collega gli archi del transetto.       
      Sul lato destro della facciata una piccola porta conduce ai locali adibiti a sacrestia e al campanile. Sulla sinistra si trova un piccolo atrio-giardino con l'accesso dall'interno della chiesa.      
      La chiesa è coperta da un tetto con capriata in legno, oggi in precarie condizioni statiche e soggetto ad infiltrazioni d'acqua, le pareti, finite ad intonaco normale e dipinte a latte di calce, erano addobbate con quadri e sculture di Antonio Cestone (Tursi,1855-1928).     
        Attualmente è ancora arredata con banchi, quadri della via crucis, un quadro della Madonna di Anglona e una statua della Madonna della fontana conservata in una teca. La statua di San Michele è in sede di restauro e altri arredi, paramenti, oggetti sacri, libri, sono abbandonati all'interno della Chiesa, mentre l'organo a canne che suonava a ridosso della parete frontale, sul tamburo, non esiste più.
       La Chiesa e il campanile furono danneggiati gravemente dal terremoto del 1857. Durante i lavori di ricostruzione, la parte posteriore fu ridotta di alcuni metri. Il campanile quadrangolare è crollato, ancora una volta, il 20 Dicembre del 1980 a causa di un fulmine. Sotto il pavimento sono stati rinvenuti ossa di morti, segno evidente che anche in questa chiesa si seppellivano i defunti.
      Parrocchia del rione omonimo, ha funzionato fino agli anni sessanta del secolo scorso, oggi è chiusa al culto e abbandonata alle intemperie.
      Adeguati lavori di ripristino potrebbero dare nuovo splendore ad una Chiesa così antica e ricca di avvenimenti.
Le scarpe di Pasquale,
note e immagini di Nicola Crispino.
       
 Il film, girato tra Aprile e Luglio nel territorio di Tursi e Valsinni a cura dell'Istituto comprensivo Albino Pierro, è stato ufficialmente presentato il 26 Ottobre 2002 ai familiari dei piccoli attori, ai critici, alla stampa, al personale della scuola, alle autorità civili e religiose; il 27 Ottobre il film è stato proiettato per tutta la cittadinanza.
       Progetto cinema "il nostro film":
       Istituto comprensivo Scuola materna,elementare e media A.Pierro - TURSI.  
       Dirigente scolastico: Aldo Mario Zaccone,
       Docenti: Luigi Caldararo, Maria  Anglona Ferrara, Settimia Bellitto.
       Idea, sceneggiatura e regia: Luigi Caldararo.
       Aiuto regia:Salvatore Verde
       Operatore alle riprese:Pino Galeazzo.
       Alunni interpreti: quinte classi, A e B.
       Film in costume a colori, standard super VHS, durata 81 minuti.
       E' un bellissimo film, è un lavoro ben fatto di storia, cultura, cinema.
       Luigi Caldararo ha scavato nei meandri della memoria ed ha servito su un piatto d'argento, sapori-colori-odori di un antico passato.
       I ragazzi hanno visto-scoperto- vissuto luoghi e usanze che la società moderna inesorabilmente distrugge.
       Il Caldararo regista ha saputo condensare in poco più di un'ora di finzione il modo di vivere e di essere di un tempo, ormai archiviato nella memoria degli uomini.
          Parte da un pretesto, le scarpe di Pasquale, per cogliere l'occasione di tuffarsi a capofitto nei ricordi della adolescenza. Ha unito l'utile al dilettevole, se così possiamo dire, coniugando il diretto approccio dei ragazzi ai luoghi, alla storia, al dialetto e la minuziosa rivisitazione di luoghi, costumi e riti atavici.
          Nulla è stato tralasciato: l'angolo del pozzo con donne, barili, giare, secchi; lo spettegolare del vicinato; le lavandaie nel fiume (ricordi delle nostre nonne piegate sulle dure pietre a lavare nel Pescogrosso, spesso ghiacciato); il vociare giocoso presso la fontana di santi Quaranta; i sotterranei del castello e il ballo misterioso della tarantola; la cultura contadina, i seminatori, l'asino, le pecore, la massaia che separa la ricotta dal siero, il ballo sull'aia; gli innamoramenti; i palazzi dei Signori e loro laute mense; i boschi, il verde delle colline.
          "Le scarpe di Pasquale" non è un film, almeno nel senso dei canoni standard del cinema, è uno studio capillare e scrupoloso fatto prima dal regista, poi dai suoi collaboratori ed infine dai ragazzi, nulla è stato affidato al caso.
          La ricerca dei posti e la ricostruzione scenica degli stessi, rivissuta dai giovani attori di quinta elementare, fanno del film un lavoro eccezionale.
          Fin dalle prime immagini lo spettatore si accorge di non trovare lo spunto, la trama, il fatto eccezionale su cui generalmente reggono i film, si trova invece coinvolto inconsapevolmente nella vicenda e inizia il suo viaggio nella memoria a rivisitare fatti-luoghi-immagini, e perché no, a rammemorare situazioni delicate come quella che il brigantaggio ha rappresentato nel nostro sud.
            Lo spettatore segue attentamente i personaggi, che a sprazzi sigillano la scena con brevi battute, fino alla fine quando esplode in tutta la sua bellezza scenica la vicenda di Pasquale, tratta dall'opera di Carlo Alianello, storia vissuta dai nostri avi e che ha schiuso la porta del futuro che noi oggi viviamo.
          Pasquale Lucanello è un giovane innamorato della bella e giovane Maria Gerarda la quale non vuole sposarlo se non ha un paio di scarpe nuove. Nel frattempo infuriano le battaglie fra Piemontesi e briganti e Pasquale che era riuscito a procurarsi, in cambio di due pelli di pecora, un bel paio di stivali, sottratti  a un carabiniere ucciso, viene arrestato. Processato, viene fucilato con ai piedi gli stivali che non era riuscito a sfilarsi.
          Caldararo certamente è stato assistito e guidato dal suo 'spirito artistico' nel programmare le scene nei colori e nei particolari.
E l'operatore ha assecondato da vero professionista il regista.Quanto vi sia del regista e quanto dell'operatore non ci è dato di sapere, ma certamente i due hanno stabilito un'intesa formidabile, e i risultati si vedono.
            Il film è ben articolato, le scene sono continue, scorrevoli, specie nella seconda parte ove si alternano scene di massa stupendamente costruite, ambientate e ben collegate, degne di autori di altre provate esperienze. La prima parte è più lenta e descrittiva, è qui che 'l'artista Caldararo' ha preso il sopravvento indugiando sulle scene con sensibilità e innato perfezionismo.
            La realizzazione del lungometraggio "Le scarpe di Pasquale", interpretato da ragazzi di quinta elementare, rappresenta un esempio unico nell'esperienza cinema-scuola e, a buon diritto, può essere inserito in circuiti culturali più ampi.
INAUGURAZIONE EDICOLA DEDICATA ALLA MADONNA DI ANGLONA
Tursi, 4 Gennaio 2003, ore 18,30 - Intervento del Prof. Francesco Liguori

          Eccellenza, Signor Sindaco, Autorità tutte,
in questo giorno la nostra comunità sta vivendo un momento particolare e memorabile per la storia civile e religiosa del nostro paese: la posta a dimora della statua della Vergine SS.ma di Anglona nella Piazza che da Lei prende il nome.
          Mi sembra di veder trasparire dai volti di voi tutti una gioia scaturita da una grande devozione per la Vergine SS.ma di Anglona, una devozione che ci è stata tramandata, certamente, dai nostri Padri.
          Tutti abbiamo avuto modo, specialmente nei momenti di maggiore difficoltà della nostra vita, di sperimentare la grande misericordia di questa Mamma per i suoi figli di Tursi e della Diocesi tutta.
          A questi vostri sentimenti, al vostro amore e alla vostra sincera devozione, mi sono permesso di unire anch'io i miei con questi versi.

          La poesia, scritta per l'occasione, si divide in due parti: la prima è una parte introduttiva;la seconda è una preghiera vera e propria alla Vergine.


Alla Vergine SS.ma di Anglona


Al quattro di Gennaio di quest'anno,
accade un fatto molto sorprendente;
i tursitani tutti, già lo sanno......
Con la mente e col cuore riverente,
                     con tutto il clero, ( in testa il gran Prelato),
                     e pur l'Autorità riconoscente,
                     si recano nel foro rinnovato:
                     l'incedere è festoso e confidente. 
In alto lì, nell' angolo del sito,
si scopre un volto gaio e sorridente
con lo scettro tra l'uno e l'altro dito,
nell'altra man , Gesù benedicente.
                    Tra il popolo che fa l'acclamazione,
                    si nota un volto proprio penitente;
                    nel cuore manifesta devozione,
                    d'esso nasce la prece ch'è seguente:
-" Madre del Ciel, da Dio prediletta,
di nostra terra dolce creatura,
agli occhi del Gran Padre, assai perfetta,
a Te , la cui dimora è sull'altura,
                    giunga questa prece dal mio cuore
                    e salga al colle sacro ch'è d'Anglona,
                    dove la gente arriva in gran fervore,
                    scorrendo tra le dita la Corona.
Volgi lo sguardo su Tursi ch'è fidente
su quelli dello Ionio e del Tirreno;
essi hanno appreso dall'antica gente,
l'Amore ch'è stillato dal tuo seno.
                    Accogli sotto il manto ch'è trapunto
                    le preci del malato in affezione;
                    accogli pure il cuore ch'è compunto
                    del peccator che t'offre devozione.
Sulla vedova che mostra sofferenza
lo sguardo tuo si posi con dolcezza;
ai giorni ch'ha passato in penitenza,
vi seguiranno quelli d'allegrezza.
                    Proteggi il popol tuo ch'è sì fedele,
                    consegna le sue preci a quella Croce,
                    riscattane il suo cuore d'ogni fiele,
                    ei certo,pregherà, con grande voce. -
                                                          Francesco Liguori